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PERSECUZIONI/ Non è solo la religione a uccidere i cristiani in Nigeria

Pubblicazione:giovedì 18 marzo 2010

nigeria_R375.jpg (Foto)

Stando a quel documento, il governo federale nigeriano dovrebbe abolire quasi completamente la teoria e la pratica della distinzione fra indigeni e non indigeni e sostituirla con l’applicazione di diritti di cittadinanza uguali per tutti. Ad Abuja avranno riso, qualcuno si sarà arrabbiato, certamente nessuno avrà preso sul serio l’esortazione. Il fatto è che la schiacciante maggioranza dei nigeriani approva le politiche dell’indigenità, che hanno caratterizzato tutta la storia post-coloniale della Nigeria.

 

Il motivo è facilmente comprensibile per chi non sia affetto da idealismo buonista: in assenza di categorie socio-economiche moderne attorno a cui organizzare la dialettica politica (leggi: classi sociali frutto della specializzazione capitalista del lavoro), la politicizzazione del fattore etnico diventa la categoria intorno alla quale si organizzano la lotta per la ripartizione delle scarse risorse pubbliche e gli accordi che la mitigano.


È astratto e moralistico appellarsi al dialogo interreligioso, all’anelito per la giustizia sociale, all’indignazione per la povertà delle masse pensando che la forza degli ideali possa cambiare i dati della realtà. Fintanto che agli africani non sarà concesso di imboccare la strada della libertà economica, cioè della libertà d’impresa che costruisce un benessere (personale e comunitario) che permette di non rivolgersi più in un’ottica assistenzialistica al potere politico col cappello in mano, al centro della politica resterà sempre il fattore etnico. E il sangue continuerà a scorrere.



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