BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

PERSECUZIONI/ Non è solo la religione a uccidere i cristiani in Nigeria

Il recente massacro di 500 cristiani in Nigeria non è figlia solo, ci spiega RODOLFO CASADEI, di discriminazioni religiose. L’articolo è tratto dal numero di Tempi oggi in edicola

nigeria_R375.jpg(Foto)

L'articolo è tratto dal numero di Tempi oggi in edicola

Adesso che vescovi e missionari, inviati italiani e politici nigeriani hanno spiegato che quello di 500 cristiani in un villaggio poco distante dalla città di Jos non è stato un eccidio a sfondo religioso, ma un massacro tribale innescato dalla povertà e dall’ingiustizia sociale, tutti sembrano sentirsi più tranquilli.

 

Basterà - dicono i saggi - cominciare a trattare tutti i nigeriani, indipendentemente dalla fede religiosa e dall’appartenenza etnica, come cittadini uguali davanti alla legge e il problema degli scontri fra comunità finalmente sarà risolto. Un problema che negli ultimi dieci anni ha causato la morte di 13mila persone e la fuga verso altri lidi di tre milioni.

Facile a dirsi. Se le 250 etnie della Nigeria dedicano una parte del loro tempo a scannarsi fra loro una ragione che non sia la semplice diversità delle origini o le condizioni di povertà deve esserci: l’Africa è piena di etnie e tribù diverse e di comunità povere, ma non tutte si massacrano con la puntualità ciclica dei nigeriani.


Forse non tutti sanno che in Nigeria la più importante distinzione collettiva avente riflessi socio-politici non è quella religiosa (cristiani, musulmani, seguaci delle religioni tradizionali) o quella genericamente tribale, bensì quella fra “indigeni” e “non indigeni” di un territorio amministrativamente definito. Sono indigeni tutti coloro che possono vantare legami di sangue con le etnie o tribù che la tradizione considera come i primi abitatori di un determinato territorio, sono non indigeni coloro che non possono vantare tali legami, anche se la loro famiglia vive sul posto da cento o da duecento anni.

La Costituzione della Nigeria riconosce i diritti universali di ogni cittadino, ma senza pregiudizio per il “carattere federale” (art. 14) della repubblica. Che significa che negli organi di governo federali e nella Pubblica amministrazione tutte le etnie debbono essere proporzionalmente rappresentate. Sull’applicazione di questo principio veglia la Commissione per il carattere federale. I certificati di indigenità che rendono possibile l’applicazione del principio sono rilasciati dalle autorità locali.

Fin qui sembra di trovarsi davanti all’equivalente del sistema delle quote etniche che vige in Alto Adige. Il problema sta al livello dei 36 stati di cui è composta la federazione nigeriana. In ciascuno di essi la popolazione è divisa, in maniera informale eppure molto rigida, fra indigeni e non indigeni.

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO