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IL CASO/ La Gran Bretagna discrimina i cristiani e si affida ai tribunali islamici

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E’ pur sempre una forma culturale di espansione che riesce oggettivamente ad avere una sua presa, soprattutto in chi oggi – e sono molti purtroppo in Gran Bretagna –, avendo completamente smarrito la propria identità, è perennemente in cerca di un quid che riesca a definirlo. Fosse anche la proposta religiosa di Maometto.

 

Il secondo fattore sottovalutato è costituito dalla condizione della donna. Non è un caso che la notizia dell’iniziativa da parte dello studio legale di Glasgow abbia scatenato la reazione di Maryam Namazie, portavoce dell’associazione “One Law for All” (Una legge per tutti) che da anni promuove una campagna anti-sharia.

 

Maryam Namazie ha ribadito, parlando proprio a proposito dello studio Hamilton Burns WS, quanto il diritto islamico sia «antitetico rispetto alle leggi per cui hanno duramente combattuto e vinto i movimenti sociali progressisti, in particolare nell’ambito del diritto di famiglia», precisando, inoltre, che «l’applicazione della sharia in campo civile si pone in perfetta sintonia e continuità culturale rispetto alla stessa legge adottata in campo penale nei Paesi islamici, quella che prevede, tra l’altro, pene corporali come la lapidazione, l’amputazione, la fustigazione».

 

Sempre a proposito dell’iniziativa degli avvocati scozzesi dello studio Hamilton Burns WS, Joshua Rozenberg, uno dei più noti commentatori britannici in ambito legale ed una delle rare voci che attualmente mettono in guardia l’opinione pubblica sui rischi della diffusione della sharia nel Regno Unito, ha tenuto a precisare: «Per la legge islamica una donna non è considerata uguale all’uomo. Per cui si può arrivare al paradosso che una donna britannica sia trattata diversamente a seconda che a decidere sia un tribunale islamico o una corte laica». «Senza parlare del rischio», ha continuato Rozemberg, «che le donne musulmane possano non essere libere di scegliere ed essere, invece, fortemente condizionate dalla comunità ad adire un Muslim Arbitration Tribunal, anziché un tribunale ordinario». La questione mi ha particolarmente colpito. Anche perché ero curioso di conoscere quale tipo di consigli legali lo studio Hamilton Burns WS avrebbe fornito ai clienti islamici in materia di diritto di famiglia.

 

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COMMENTI
22/03/2010 - Amen. (Alberto Pennati)

Dopo aver letto questo interessante articolo, che credo ai più di noi (me compreso) abbia rivelato cose che si ignoravano, mi vengono in mente tante belle parole trite e ritrite sull'integrazione. Mi vengono anche in mente alcune parole spese in merito alla difesa delle radici cristiane, ritenuta da qualcuno non così urgente e degna di lode unicamente la centralità delle opere, unico metro di giudizio finale (mah!). Chissà se questa persona è a conoscenza di quanto qui affermato e chissà quali sono le conclusioni che ne trarrebbe. Forse un cristiano, solo perchè è nel proprio paese, merita di essere difeso meno - o non del tutto - rispetto ad un mussulmano? O forse integrazione significa perdere i propri valori per non offendere i mussulmani?

 
22/03/2010 - Sharia in G.B. (Lindo Caprino)

Io ho sempre sentito che bisogna accogliere gli extra-comunitari per ragioni umanitarie e sociali, aiutandoli a inserirsi e integrarsi nella nostra società. In Inghilterra invece sta nascendo una società islamica parallela a quella britannica e che, a quanto pare può addirittura,attrarre a sè quella indigena: cioè gli inglesi, senza che se ne accorgano, si integrano nella società islamica, se ho ben capito. Dovremo fare anche noi questa stessa fine? Sicuramente quando i mussulmani avranno raggiunto il 50% di presenze tra noi! Santa Lega pensaci tu!

 
22/03/2010 - Giustizia parallela in Gran Bretagna (Giovanni Crema)

La culla della democrazia, diventerà rapidamente la bara della democrazia; ma è giusto così: in natura il vuoto non può esistere, viene subito riempito da qualcos'altro, non importa se migliore o peggiore di quanto c'era prima. Il nostro vuoto di umanità verrà rimpiazzato da un pieno di disumanità. E' già sucesso nel secolo scorso, ma l'abbiamo già dimenticato.