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IL CASO/ La Gran Bretagna discrimina i cristiani e si affida ai tribunali islamici

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Hamilton Burns WS, Solicitors & Solicitor Advocates, è il primo studio legale britannico specializzato in diritto islamico. L’iniziativa è partita dalla Scozia, Glasgow per la precisione, e rappresenta un ulteriore allarmante segnale della crescente diffusione della sharia nel Regno Unito. Non tutti sanno, infatti, che proprio in virtù di una legge varata quattordici anni fa (Arbitration Act 1996) l’applicazione stragiudiziale della sharia su questioni attinenti al diritto di famiglia (divorzio e custodia dei figli), e su questioni economico-finanziarie, è oggi pienamente riconosciuta in Gran Bretagna.

 

Proprio a seguito di quella legge sono sorti i Muslim Arbitration Tribunal (MAT), le cui decisioni hanno valore legale al pari delle sentenze emesse dai tribunali ordinari di Sua Maestà. Sono attualmente più di un’ottantina (ma continuano ad aumentare in maniera esponenziale) le “corti islamiche” giudicanti su materie che sono, comunque, lasciate alla libera disponibilità delle parti.

 

Il punto è che a tali arbitrati stanno sempre più ricorrendo anche non musulmani, attratti dall’informalità del relativo procedimento, ritenuto “less cumbersome” (meno gravoso) rispetto al sistema giudiziario britannico. Ad esempio, la sharia tiene conto anche di semplici accordi verbali su questioni per le quali la legge inglese prescrive come obbligatoria la forma scritta.

 

I non musulmani ricorrono ai Muslim Arbitration Tribunal quasi esclusivamente per questioni di carattere patrimoniale, e i loro contenziosi rappresentano il cinque per cento dei casi affrontati da quei particolari organi giudicanti. Ciò che appare incredibile in questa vicenda è la sottovalutazione del fenomeno da parte degli addetti ai lavori. Anzi, due anni fa il barone Nicholas Phillips of Worth Matravers, che ricopre la prestigiosa carica di Lord Chief Justice ed è uno dei più autorevoli magistrati inglesi, parlando in una moschea di Londra, non esitò ad affermare che, secondo la sua opinione, alcune parti del sistema legale islamico potevano benissimo essere utilizzate per dirimere questioni tra musulmani britannici.

 

L’illustre giurista non vedeva alcuna ragione al mondo perché i principi della sharia non dovessero essere utilizzati per regolare in via compromissoria contenziosi legali. In realtà non si è tenuto conto di due fattori niente affatto secondari. Il primo è che questa forma di giustizia alternativa, capace di attirare sempre più anche individui non musulmani, rientra comunque nella prospettiva di conversione tipica dell’Islam.

 

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COMMENTI
22/03/2010 - Amen. (Alberto Pennati)

Dopo aver letto questo interessante articolo, che credo ai più di noi (me compreso) abbia rivelato cose che si ignoravano, mi vengono in mente tante belle parole trite e ritrite sull'integrazione. Mi vengono anche in mente alcune parole spese in merito alla difesa delle radici cristiane, ritenuta da qualcuno non così urgente e degna di lode unicamente la centralità delle opere, unico metro di giudizio finale (mah!). Chissà se questa persona è a conoscenza di quanto qui affermato e chissà quali sono le conclusioni che ne trarrebbe. Forse un cristiano, solo perchè è nel proprio paese, merita di essere difeso meno - o non del tutto - rispetto ad un mussulmano? O forse integrazione significa perdere i propri valori per non offendere i mussulmani?

 
22/03/2010 - Sharia in G.B. (Lindo Caprino)

Io ho sempre sentito che bisogna accogliere gli extra-comunitari per ragioni umanitarie e sociali, aiutandoli a inserirsi e integrarsi nella nostra società. In Inghilterra invece sta nascendo una società islamica parallela a quella britannica e che, a quanto pare può addirittura,attrarre a sè quella indigena: cioè gli inglesi, senza che se ne accorgano, si integrano nella società islamica, se ho ben capito. Dovremo fare anche noi questa stessa fine? Sicuramente quando i mussulmani avranno raggiunto il 50% di presenze tra noi! Santa Lega pensaci tu!

 
22/03/2010 - Giustizia parallela in Gran Bretagna (Giovanni Crema)

La culla della democrazia, diventerà rapidamente la bara della democrazia; ma è giusto così: in natura il vuoto non può esistere, viene subito riempito da qualcos'altro, non importa se migliore o peggiore di quanto c'era prima. Il nostro vuoto di umanità verrà rimpiazzato da un pieno di disumanità. E' già sucesso nel secolo scorso, ma l'abbiamo già dimenticato.