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SCENARIO/ La retromarcia sull’aborto fa vincere a Obama la sfida della sanità

Domenica l’amministrazione Obama ha ottenuto un grande successo per il progetto di riforma dell’health care. ALBERTO SIMONI ci spiega come ci si è arrivati e quali sono ora i nodi ancora da sciogliere

Obama_TelefonoR375.jpg (Foto)

I destini della riforma dell’health care sono rimasti in bilico fino a domenica pomeriggio. È toccato al deputato Henry Waxman annunciare ai cronisti che era stato raggiunto un accordo con il “plotoncino” di democratici pro-life contrari a votare il testo di riforma poiché non conteneva sufficienti restrizioni al finanziamento pubblico dell’aborto.

 

Poco dopo la Casa Bianca ha messo la parola fine, chiuso la partita con i “ribelli” pro-life e spianato la strada all’approvazione della legge. O almeno del grosso della legge. Le modifiche, racchiuse in 153 pagine, vanno dritte al Senato che entro fine settimana, a maggioranza semplice le approverà completando così l’opera di riforma del sistema sanitario statunitense e consegnando a Barack Obama, il presidente del change, il primo tangibile segnale di cambiamento.

Ora l’Amministrazione può ripartire. Obama aveva giocato tutto su questa impresa, stimolato dal carisma del visionario Ted Kennedy, pungolato dalla sua stessa base elettorale liberal e spronato dalla sua esperienza di vita. Quella della madre morta di cancro e ancora prima abbandonata da esose assicurazioni sanitarie che le negarono i rimborsi per le cure necessarie.

Obama ha vinto. E poco oggi in fondo conta se i contenuti di questo successo sono distanti dai piani originari: mutua per tutti, ruolo federale sono voci assenti o smussate. Della public option non resta che l’ombra, l’assicurazione per tutti è mascherata dietro un timido obbligo di comprare polizze. Chi non si assicura è multato. E sono 32 milioni i beneficiari della riforma, non certo quei 47 milioni (più i clandestini) che Obama e i suoi avrebbe voluto includere.

Eppure il presidente capace di mettere in un angolo l’ideologia e abile nello sguainare la spada della Realpolitik è uscito dalla porta principale con lo scettro del vincitore. Insieme a Nancy Pelosi, caparbia, tosta, tenace, dura e tutt’altro che schiava delle sue posizioni liberal. Se Bart Stupak, il capo del plotone di 12 democratici pro-life che fino all’ultimo ha tenuto in scacco la riforma ha ceduto, il merito è di questa italo-americana, speaker della Camera eletta nel distretto più progressista d’America capace di richiamare la sua fede cattolica e di giustificare tramite questa il “primato” (a suo dire) del soccorso ai poveri rispetto ai valori non negoziabili, mostrando flessibilità rispetto alla rigidità mostrata, questa volta in maniera inoppugnabile, dalle gerarchie della Chiesa Usa.

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COMMENTI
23/03/2010 - Ingraniamo la vita. (claudia mazzola)

C'è una donna che mi dice come può abortire? Io per ora ne ho conosciute poche, e che lo hanno fatto causa problemi esterni, tipo lavoro, scandalo o solitudine. Ultimamente non faccio altro che incontrare donne felici di essere incinte. Coraggio donne siate libere di partorire!

 
23/03/2010 - Numeri (Giovanni Coccia)

Arrivo qui dopo aver letto questo bell'articolo di Giannino sullo stesso argomento. http://www.chicago-blog.it/2010/03/23/lobamacare-o-dello-statalismo-demagogico/#more-5483 Al di là delle differenze riguardo alla filosofia di fondo ci sono delle discordanze non secondarie riguardo ai numeri evidenziati nei due articoli. Sarebbe interessante avere qualche spiegazione al riguardo. Un vostro affezionato lettore.

RISPOSTA:

Gentile lettore, non mi sembra che vi siano discrepanze così evidenti sui numeri. Ho citato i dati diffusi dal Cbo che pure Giannino ha utilizzato. Lui, da straordinario conoscitore dei meccanismi economici e fiscali alla base di talune decisioni politiche, li ha poi esaminati nel dettaglio evidenziando nel merito e forse anche nel metodo le contraddizioni di questa riforma che tanto piace – e concordo con Oscar Giannino – alla stampa europea e all’opinione pubblica nostrana. Analizzare i numeri non era l’intenzione del mio commento. Che ho volutamente tenuto su un piano più politico. Che il Cbo non sia il la Bibbia ma solo una fonte autorevole in materia fiscale e di conti pubblici è evidente. E lo sanno pure i repubblicani visto che nel dibattito di domenica hanno presentato cifre sul deficit e sui costi della riforma ben diverse e più drammatiche di quelle del Cbo e offerte dall’analisi di Giannino. Tutto qui. La diversa filosofia di fondo che lei riscontra nel mio pezzo e in quello di Giannino è figlia non di due giudizi opposti, ma di due aspetti diversi che abbiamo voluto raccontare della vicenda dell’health care. Perché mi creda, nel merito della riforma, sottoscrivo quasi ogni virgola del collega. Ciò nonostante restano sia l’evento di portata storica sia il giudizio sulla vittoria di Obama. La saluto Alberto Simoni