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Esteri

PERSECUZIONI/ E' morto Arshed Masih, il cristiano pakistano bruciato vivo perché non voleva convertirsi all'Islam

E’ tragico l’epilogo dell’ennesimo episodio di violenza accaduto in Pakistan ai danni dei Cristiani. Arshed Masih, il 38enne cristiano pakistano bruciato vivo perché si era rifiutato di convertirsi all’islam, è morto

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E’ tragico l’epilogo dell’ennesimo episodio di violenza accaduto in Pakistan ai danni dei Cristiani. Arshed Masih, il 38enne cristiano pakistano bruciato vivo perché si era rifiutato di convertirsi all’islam, è morto in seguito alle ustioni, riportare sull’80 per cento del corpo. Prima che siano celebrati i funerali, la famiglia ha chiesto che venga eseguita l’autopsia sull’uomo, nella vana speranza che il governo federale e quello provinciale escano dal circolo di omertà che li contraddistingue e facciano giustizia.

Arshed Masih, il cristiano arso vivo, lavorava alle dipendenze di un ricco affarista islamico di Rawalpindi. Nella medesima tenuta, situata di fronte ad una caserma della polizia, lavorava anche la moglie, come domestica Tra la famiglia del datore di lavoro, Sheikh Mohammad Sultan, e la coppia, da tempo la situazione era decisamente tesa. Sheikh Mohammad Sultan, infatti insisteva, con pressioni e intimidazioni, affinché i due si convertissero all’Islam. Era anche arrivato ad accusarli di un furto, promettendo d lasciar cadere le accuse se si fossero convertiti.

Quando al marito è stato dato fuoco, la moglie Martha Arshed, si è recata nella caserma per denunciare la violenza, dove è stata violentata dai poliziotti. I tre figli della coppia, bambini dai 7 ai 12 anni sono stati obbligati con la forza ad assistere alle angherie inflitte ai genitori.


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