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IL CASO/ Quei moralisti inglesi che chiedono le dimissioni del Papa e aiutano i pedofili

Ieri a Londra una manifestazione contro i preti pedofili davanti alla cattedrale cattolica di Westminster è culminata nella richiesta delle dimissioni del Papa. Qualcosa però non quadra. Il commento di GIANFRANCO AMATO

londra_parlamentoR375.jpg (Foto)

 

In Gran Bretagna è montata una comprensibile indignazione contro gli episodi di pedofilia commessi da preti cattolici. Questa indignazione si sta trasformando in un vero e proprio bombardamento mediatico quotidiano contro lo stesso Pontefice, culminato nella manifestazione di protesta tenuta ieri, domenica 28 marzo, davanti alla cattedrale cattolica di Westminster a Londra, per chiedere nientedimeno che le dimissioni del Papa.

Qualcosa però non quadra. Prima di capire cosa non convince è comunque doveroso premettere che l’odioso fenomeno della pedofilia appare ancora più odioso e deprecabile quando coinvolge religiosi, e che sarebbe stato certamente meglio adottare prima la linea rigorosa e severa di Benedetto XVI in materia.

 

Detto questo, qualche riflessione, però, dovrebbero farla anche Oltremanica. Il governo britannico è riuscito a superare persino la mitica Scandinavia per quanto riguarda la visione progressista in tema di educazione sessuale. Mi spiego meglio. Dal prossimo anno scolastico quella materia diventerà obbligatoria in tutte le scuole elementari del Regno Unito, e non solo, come accade oggi, in quelle più “avanzate”. Sparirà ogni autonomia scolastica ed il programma verrà unificato a livello centrale. I bambini di 5 anni dovranno «conoscere per nome le singole parti del proprio corpo connesse alla riproduzione sessuale», dovranno parlare di «affetti ed amicizie», ed affrontare temi specifici quali la masturbazione. Per i più grandicelli (9-16), si parlerà di contraccezione, aborto, omosessualità, transessualità, et similia.

 

In questo il governo pare aver preso sul serio il rapporto delle Nazioni Unite, redatto lo scorso giugno dall’Unesco, nelle cui 98 pagine viene spiegata la necessità che ai bambini, fin dall’età di 5 anni, venga impartita un’approfondita educazione sessuale, facendo loro capire che «è naturale esplorare parti del corpo e provare piacere», attraverso «una pratica non dannosa conosciuta come masturbazione». I bambini di nove anni, invece, dovrebbero, sempre secondo l’ONU, «imparare cosa dicono le leggi locali sull'aborto e che si tratta di una pratica sicura se realizzata con le necessarie precauzioni igieniche e da esperti». A 12 anni, spiegano ancora le linee guida dell’UNESCO, si dovrà apprendere che «i contraccettivi offrono l'opportunità di una sessualità sicura e senza conseguenze indesiderate».

 

Il governo britannico non si è dimostrato da meno dell’ONU quando ha deciso di redigere i nuovi programmi d’insegnamento per le scuole elementari. Per comprendere il clima basti ricordare che l’associazione FPA (Family Planning Association) - uno dei gruppi coinvolti dal governo nella elaborazione dei nuovi programmi di educazione sessuale - ha promosso la diffusione di un video in cui vien chiesto ad un bambino di sei anni di identificare correttamente gli organi genitali sull’immagine di un ragazzo e di una ragazza nudi. In un altro materiale didattico visivo, prodotto dal dipartimento educazione dell’emittente Channel 4, si chiede ad una bambina di 5 anni di spiegare gli organi genitali femminili.

 

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