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USA/ I nodi critici che mettono a rischio Obama e la sua riforma sanitaria

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Obama nel corso del meeting ha sottolineato più volte la volontà di trovare un accordo con i Repubblicani e di tenere in seria considerazione qualunque loro proposta costruttiva ma, allo stesso tempo, ha ribadito con forza il concetto secondo cui “la riforma è necessaria e irriducibile” e in mancanza di un accordo può essere portata avanti anche senza il sostegno dei Repubblicani.

 

Un primo ambito di dibattito (e di scontro politico) riguarda quindi il contenuto del piano di riforma e la sua sostenibilità economica. Partendo dal presupposto che sia i Democratici che i Repubblicani concordano sulla necessità di riformare il sistema sanitario americano, in sintesi si può dire che i primi puntano sulla creazione di un nuovo mercato delle assicurazioni sanitarie “regolamentato” (cioè dove lo Stato fissi delle regole per le compagnie assicurative e per i cittadini) che permetta anche ai meno abbienti di acquistare una polizza anche grazie a sussidi economici e sgravi fiscali (il piano di riforma quindi non è finalizzato a creare un sistema di sanità pubblica come quelli in vigore in molti paesi europei), mentre i secondi non sono favorevoli a un intervento dello Stato centrale e sono favorevoli a un ancor più concorrenziale mercato assicurativo dove sia rafforzato il potere d’acquisto e di scelta dei cittadini.

 

Nel corso del dibattito è apparsa evidente la difficoltà (se non l’impossibilità) di trovare un compromesso tra queste due posizioni differenti: il senatore del Tennessee, Lamar Alexander, ha affermato che per i repubblicani il dialogo dovrebbe ripartire da zero, ipotesi che ha sempre riscontrato una ferrea opposizione da parte dei democratici, secondo cui non si può buttare all’aria più di un anno di lavoro (“Gli americani non hanno tempo di ricominciare da capo, molti di loro sono in grave difficoltà” ha affermato la presidente democratica della Camera, Nancy Pelosi) .

 

Un senatore repubblicano dell'Arizona, John Kyl, ha dichiarato che ciò di cui si dibatte è il concetto se debba essere il governo oppure le famiglie ad avere ultimamente il controllo sulle scelte sanitarie.

Eric Cantor, importante deputato conservatore della Virginia, ha sottolineato gli eccessi burocratici presenti nella riforma e testimoniati dalle oltre 2.400 pagine della proposta democratica. Obama ha risposto sostenendo la necessità di promuovere una riforma in tempi rapidi (entro il 26 marzo secondo alcune indiscrezioni, ma sembra una scadenza difficile da rispettare) e difendendo le scelte alla base del piano di riforma.

 

In un contesto di questo tipo entra in gioco il secondo (fondamentale) punto critico emerso dal meeting bipartisan, ovvero la scelta del percorso politico da intraprendere da parte del presidente Obama. Qui la questione si fa estremamente delicata: Obama ha scommesso moltissimo sull’approvazione della riforma sanitaria e un suo fallimento su questo punto potrebbe avere effetti devastanti sul prosieguo della sua presidenza.

 

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