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USA/ I nodi critici che mettono a rischio Obama e la sua riforma sanitaria

Pubblicazione:mercoledì 3 marzo 2010

obama_med_R375jpg.jpg (Foto)

Lo scorso giovedì, 25 febbraio, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha organizzato un meeting bipartisan (circa una quarantina di esponenti di Democratici e Repubblicani seduti attorno a un tavolo) per discutere il piano di riforma sanitaria che la Casa Bianca vorrebbe approvare in tempi (relativamente) brevi.

 

Se i commentatori più pessimisti hanno parlato di una fumata nera relativamente all’esito di questo meeting, anche quelli più ottimisti ammettono che, nonostante alcuni punti di convergenza, un accordo sostanziale sul piano di riforma tra le due parti non è sicuramente all’ordine del giorno.

 

Nel corso del meeting (durato circa sette ore e trasmesso in diretta da alcuni tra i più importanti network televisivi statunitensi) si sono susseguiti interventi, commenti, analisi e proposte sul piano di riforma prospettato dal presidente Obama che hanno sostanzialmente testimoniato le profonde differenze sia culturali che nel merito delle questioni tra i due schieramenti politici.

 

Senza entrare nello specifico dei singoli aspetti discussi (la tematica è estremamente complessa, dettagliata e articolata) è possibile estrapolare alcuni spunti di riflessione emersi nel confronto rispetto ai quali è possibile capire meglio lo stato attuale del dibattito sulla materia e il suo possibile sviluppo futuro.

 

Innanzitutto bisogna ricordare che Obama ha dovuto cercare una sintesi tra il piano di riforma presentato alla Camera e quello presentato al Senato: l’esito è stato un piano che prevede uno stanziamento di fondi decennale di 950 miliardi di dollari, teso a garantire la copertura sanitaria a circa 30 milioni di cittadini che attualmente ne sono sprovvisti, dal quale è rimasta esclusa la famosa “public option” (cioè una sorta di assicurazione pubblica da affiancare a quelle private), esclusione che ha lasciato perplessa una parte significativa dello stesso schieramento democratico. In altre parole, per i sostenitori più accaniti della riforma, la sintesi proposta da Obama è “poco audace” senza l’inserimento della “public option”.

 

Per gli oppositori della riforma essa rimane comunque contraria alla cultura americana dal momento che prevede l’obbligatorietà da parte dei cittadini di sottoscrivere una polizza assicurativa secondo una serie di standard minimi, prevedendo quindi un’“intrusione” dello Stato nella libertà di scelta e d’iniziativa dei singoli cittadini. Come spesso accade, le sintesi rischiano di lasciare scontenti sia gli uni che gli altri.

 

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