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TEMPI/ In Iraq, Adnan e Zaiya uccisi perché cristiani: l'attacco islamico pre-elettorale

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Decine di famiglie hanno abbandonato la città. Va onestamente ricordato che anche nel resto dell’Iraq, fra i musulmani, la campagna elettorale è sporca di sangue: nella sola giornata del 22 febbraio 23 persone hanno perso la vita. In un quartiere sciita di Baghdad una madre coi suoi tre bambini sono stati trucidati in casa, in un altro otto persone della stessa famiglia, compresi sei bambini, sono stati uccisi e decapitati (tipico marchio di fabbrica di al Qaeda in Mesopotamia), un corteo d’auto del ministero della Difesa è stato preso d’assalto. Senza dimenticare gli attentati suicidi di Ramadi e quelli di Baghdad il giorno dopo l’esecuzione capitale di Alì il Chimico con decine di morti.


Però, come al solito in Iraq, fra i due ordini di tragedia c’è una differenza fondamentale: al contrario di quanto riguarda sunniti e sciiti, i cristiani non faranno rappresaglie. «Condanniamo gli atti di violenza contro le comunità cristiane presenti in Iraq, soprattutto quelli contro i fedeli di Mosul. Ma noi cristiani dobbiamo perseverare nel compiere gesti di bontà ed essere “buoni samaritani” verso tutti, senza distinzione di religione o gruppo etnico. In questi tempi terribili ricordiamo le parole del nostro Signore che ha detto: “Non abbiate paura di chi uccide il corpo, in quanto non si può uccidere l’anima”».

 

A parlare così è monsignor Avak Asadourian, arcivescovo armeno apostolico che è segretario generale del Consiglio dei leader cristiani in Iraq. L’unica novità del solito tran tran di persecuzione dei cristiani è la nascita di questo Consiglio che riunisce i rappresentanti di 14 diverse Chiese presenti in Iraq: caldei e assiri, siro cattolici e siro ortodossi, armeni ortodossi e cattolici, presbiteriani, copti, evangelici, ecc.

 

È diventato operativo il 9 febbraio scorso col duplice scopo, come ha spiegato l’arcivescovo siro cattolico di Mosul Georges Casmoussa, «di rappresentare la minoranza cristiana davanti al governo e alle istituzioni e per promuovere il dialogo ecumenico soprattutto sul piano pratico». Insieme agli altri due arcivescovi della città (il caldeo monsignor Emile Nona, successore del martirizzato monsignor Rahho, e il siro ortodosso Gregorios Saliba) dopo i recenti delitti Casmoussa ha indirizzato alle autorità una lettera di vibrata protesta per la scarsa protezione di cui usufruiscono gli iracheni di fede cristiana.


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