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IL CASO/ Lo "schiaffo" del cardinale O’Brien ai laburisti inglesi

Pubblicazione:sabato 6 marzo 2010

cardinal-o-brienR375.jpg (Foto)

Un sonoro ceffone è stato metaforicamente inferto al segretario del partito laburista scozzese Jim Murphy, da parte di un uomo di Chiesa noto per la sua coraggiosa schiettezza. Si tratta del cardinale Keith Michael Patrick O’Brien, Arcivescovo di St. Andrews ed Edimburgo e Presidente della Conferenza Episcopale scozzese, che prendendo spunto dalla recente deriva legislativa in materia di libertà religiosa, di adozione per le coppie omosessuali e di unioni civili, ha accusato il Governo di aver «totalmente ignorato» i principi della Chiesa Cattolica Romana.


La severa reprimenda dell’alto prelato è nata come reazione ad un discorso tenuto da Murphy durante la riunione di un think-tank laburista tenutasi lo scorso 23 febbraio. Il segretario aveva, infatti, invitato a «prendere in considerazione e rispettare» i valori degli elettori credenti.


In quell’incontro, peraltro, lo stesso Murphy aveva espresso l’opportunità politica di blandire i voti di quel particolare bacino di elettori, arrivando persino a spiegare come fosse necessario ribadire che le stesse Sacre Scritture attribuiscano al partito laburista «la legittimazione ideologica per cambiare i vecchi ordinamenti». E si era messo pure a citare la Bibbia: «Come Davide dice nel Salmo 9, “il Signore è un riparo per l’oppresso e un rifugio sicuro in tempo di angoscia”».


Il discorso, com’era prevedibile, non è stato particolarmente gradito dal superlaico Terry Sanderson, presidente della National Secular Society, che ha accusato Murphy di aver trascinato, con le sue parole, il partito laburista in un «terreno pericoloso». «Non è più il caso» ha protestato l’anticlericale britannico «che ai preti sia consentito ingerirsi nella politica e condizionare il voto dei fedeli».


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COMMENTI
06/03/2010 - Un cardinale contro la narcosi delle coscienze (Giovanni Romano)

At last, at long last somebody spoke out! Ci voleva la Chiesa cattolica, ci voleva una chiesa di popolo per parlare fuori dai denti e con forza contro una deriva eugenetico-totalitaria che nemmeno Orwell avrebbe mai osato immaginare (Huxley ci si era avvicinato di più, con il suo bellissimo "Brave New World"). E che dire della Chiesa Anglicana? Quelli che non sono tornati a Roma che fanno, parlano? Oppure rimangono tutti allineati e coperti dietro il "politically correct", come zelanti "yes-men" del laicismo e della scristianizzazione? Una cosa però mi lascia l'amaro in bocca: la "conversione" di Tony Blair. Nessuno può giudicare l'intimo di una coscienza, ma perché da parte sua, quand'era primo ministro, non è mai venuta una parola, una sola, contro lo sfascio morale e sociale al quale il Labour stava portando il paese?