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MEDIO ORIENTE/ Gaza, un anno dopo: quel bisogno di libertà che spinge gli uomini a ricominciare

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Nonostante questo, la prima impressione è quella di una città/area che funziona, con tanta vita e movimento. Molto è stato sistemato e ripulito. L’impressione è quella di una realtà in cui coesistono un discreto benessere e vivacità. La gente è ben vestita, le zone abitate abbastanza pulite ed ordinate.

Le città che abbiamo oltrepassato - Gaza City e Rafah - sono piene di negozi con prodotti di ogni tipo. Le botteghe sono piene di frutta, verdura, alimenti diversi, vestiti e tutto ciò che si può immaginare di trovare in una città del Medio Oriente, fino agli eccentrici gioielli in stile orientale in oro ed argento. Siamo così rapidamente arrivati fino al confine con l’Egitto, anch’esso quasi sempre chiuso. Viene aperto sporadicamente per alcuni passaggi autorizzati di merci e persone. Il confine è notoriamente – ma ben oltre ogni aspettativa – superato da decine se non centinaia di tunnel, utilizzati per immettere sul commercio beni di primaria e necessità e non.

 

Anche l’Egitto, come tutto l’Occidente e diversi paesi arabi, fa fatica a dialogare con Hamas ed instaurare rapporti di frontiera regolari non è semplice. I tunnel sono ad oggi una non-soluzione di compromesso che permette di far sopravvivere gli abitanti della Striscia (circa 1,5 milioni di persone – di cui 1.1 milioni sono rifugiati) senza compromettersi troppo ed affrontare il problema dal punto di vista politico. La soluzione non è certamente di quelle che si possa ipotizzare durino nel tempo.

 

Venerdì nel primo pomeriggio arriviamo in parrocchia. Incontriamo subito Suor Teresina, delle suore della carità. Viso giovane e lieto, originaria dell’India, in Terra Santa da tre anni. Ci fa entrare in casa dove subito ci abbracciano e rincorrono una nuvola di bimbi e bimbe da loro teneramente accolti. Sono tutti bambini con gravi problemi fisici e mentali, che vengono rifiutati dalle famiglie di origine. Un bambino portatore di handicap nel mondo arabo è stigmate sociale, disonore e vergogna. In una casa poco distante, le cinque suore (provenienti da India, Madagascar, Ruanda e Malta) accudiscono anche anziani abbandonati e portano avanti un importante lavoro di supporto delle famiglie. Le suore infatti visitano, ascoltano, portano sorrisi, così rari da queste parti, e svolgono tanti piccoli gesti concreti, che si chiamano carità. Al piano terra della loro abitazione hanno invece organizzato un asilo che accoglie un centinaio di bambini. Le missionarie della carità sono presenti a Gaza dal 1973. Successivamente hanno aperto altre case a Nablus, Gerusalemme, e Betlemme.

 

 

 

Nel tardo pomeriggio ci rechiamo alla messa feriale che quattro volte alla settimana viene fatta in un quartiere nord di Gaza City abitato da profughi della guerra del 1948, dove risiedono diversi cristiani. C’è una piccola cappella, all’interno di un cortile, custodita dalle piccole sorelle di Charle de Foucauld. La navata centrale si riempie rapidamente di donne di tutte le età e di uomini e ragazzi che si dispongono in fondo alla Chiesa. Ci sono in tutto una settantina di persone e sono tutte ben vestite e molto distinte. Al termine della messa come di consuetudine tutti si fermano a bere un tè e ci conosciamo. La maggioranza dei presenti sono laureati, in passato erano abituati a muoversi e a viaggiare. Molti hanno famigliari in Israele, Palestina, Egitto, Giordania e talvolta all’estero in paesi lontani quali Stati Uniti ed Australia. Il dolore maggiore è quello di non potersi rincontrare, ormai da diversi anni. Nessuno ottiene il permesso per uscire dalla Striscia, eccetto in rare eccezioni.

 

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COMMENTI
13/03/2010 - missili kassam (orazio gerosa)

non sono un esperto di armi ma dagli effetti del lancio, assomigliano nei confronti dell'armamento israeliano e dai bombardamenti con bombe a grappolo e al fosforo bianco,a delle bombe carta e "scacciacani" di cui si sente a volte parlare per fine settimana dopo gli scontri di diverse tifoserie di calcio.

 
06/03/2010 - Solito tono (loris SOleri)

Il solito tono politicamente corretto, che dice alcune verità (comode) e non altre. Non una parola sull'azione di massacro vergognosa di "Piombo fuso", da tribunale di Norimberga (355 bambini uccisi), e sulle continue azioni di intimidazione e uccisione (con avvelenamento di pozzi, umiliazioni e torture ai valichi del vergognoso muro di orwelliana "sicurezza", incendi degli ulivi), umiliazioni varie. E anche a Gerusalemme i cristiani vengono trattati male dagli ebrei, che sputano addosso ai frati e li schiaffeggiano. Non una parola sulla demolizione di case palestinesi in territorio palestinese, sulla abusiva colonnizzazione di Gerusalemme EST, o sulle scritte che compaiono sui muri ("arabi nelle camere a gas"). I responsabili politici israeliani sono fondamentalisti almeno quanto Hamas (vedi uccisione dell'esponente di Hamas da parte del Mossad). Da Gaza sono state respinte dagli israeliani più e più volte delegazioni di pace e di soccorso (europee ed italiane). Quest'anno durante il carnevale ebraico sono stati cantati inni a Baruch Goldstein, che sedici anni fa sparò su musulmani in preghiera nella Tomba dei Patriarchi a Hebron, assassinando 29 palestinesi prima di essere ucciso a sua volta. E ricordo all'autore che nel '48 non ci fu una guerra, ma un'azione unilaterale di occupazione del territorio e uccisione e deportazione degli abitanti. Dire verità a metà è mentire. Mi aspetto ancora da questo sito il coraggio di dirla tutta. Ma aspetto da quando è nato.