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MEDIO ORIENTE/ Gaza, un anno dopo: quel bisogno di libertà che spinge gli uomini a ricominciare

Pubblicazione:sabato 6 marzo 2010

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Si capisce subito che il problema non è economico. È difficile trovare un lavoro stabile, tuttavia non si lamentano di questo. Soffrono piuttosto, e con grande dignità, per il fatto di non essere liberi e di essere dimenticati. Sanno che il mondo non si ricorda di loro come di persone normali e li considera parte integrante di un sistema che vede oggi al governo alcuni estremisti islamici. Sono per questo giudicati negativamente e quasi colpevolmente. Non sono liberi di uscire, di muoversi, di progettare un loro futuro in nesso con il mondo per effetto del conflitto con Israele ed ultimamente anche per la chiusura Egiziana, ma non sono liberi neppure di esprimersi. Hamas non permette critiche. Chi non è iscritto nelle proprie file è considerato un nemico e non riceve gli aiuti economici e l’assistenza che molti altri invece ricevono. Molti cristiani e musulmani moderati hanno perso il lavoro nell’esercito, nei ministeri, negli ospedali, nelle scuole.

Nessuno è libero di esprimere giudizi. Non esiste libertà di informazione. Le organizzazioni no profit locali si devono muovere con molta attenzione. Alcune settimane fa un responsabile di un’organizzazione umanitaria interna è stato malmenato, gambizzato (gli hanno sparato alle gambe) e gettato in mare.

Tutte le moschee, le scuole pubbliche, le università sono controllate dal movimento islamico.

 

La striscia vive di aiuti, l’apparente benessere commerciale viene alimentato da donazioni internazionali che sempre più vengono gestite in esclusiva dal governo locale di Hamas. In particolare tutti quei finanziamenti che arrivano cospicui da alcuni paesi arabi - Qatar, Emirati Arabi Uniti, Siria, Iran. Gli aiuti sono gestiti arbitrariamente ed in modo non trasparente.

È ormai evidente a tutti che la corruzione che ha caratterizzato per decenni i leaders di Al Fatah, sta oramai in ugual modo dilagando tra i leader di Hamas con l’aggravante di un’ideologia che fa leva sulla religione, concepita come adesione ceca in cui la libertà non è contemplata. L’intelligenza e la ragione del singolo non sono apprezzate né tanto meno chiamate in causa.

 

 

 

Sabato pomeriggio abbiamo avuto la fortuna di conoscere due distinte signore musulmane, di buona famiglia, da tempo attive nel portare aiuti ai più poveri. Dopo la guerra dello scorso anno, hanno iniziato a visitare le famiglie colpite dei campi profughi del Nord. In molti hanno perso le proprie case e vivono tutt’ora in tende e baracche collocate a lato delle proprie abitazioni in rovina. Con loro abbiamo visitato un paio di famiglie con 8-9 figli ciascuna. Uno dei padri di famiglia ha perso entrambe le gambe nel corso della guerra. Si trattava di gente povera e semplice, con nessun referente politico e partitico. Non ricevono aiuti e nessuno si sta preoccupando di offrir loro un nuovo alloggio.

 

Del resto è pur vero che riparare gli edifici colpiti e costruire nuove case è molto difficile, soprattutto per la mancanza delle materie prime: cemento, tondini, mattoni, legno. Tutto questo materiale manca e non viene fatto passare dal valico israeliano e raramente da quello egiziano.

 

Padre Jorge ci ricorda che per la minoranza cristiana la vita a fianco di una maggioranza musulmana governata da estremisti religiosi non è affatto semplice. Capita di essere insultati e al primo fraintendimento anche malmenati. Gli episodi di discriminazione, anche istituzionali, aumentano. Nel corso delle festività natalizie è stato distribuito un volantino dalle autorità locali che proibiva a tutti di salutare e far gli auguri ai cristiani. “È stato uno shock molto forte per tutti noi” – dice il parroco – ma anche e soprattutto per i musulmani moderati, professori delle nostre scuole cristiane e per i numerosi amici dei parrocchiani. 

L’attuale governo ha messo in atto nuove forme di pressione perché i cristiani si convertano all’Islam, soprattutto nelle università e tra i più giovani. A chi si converte viene offerto un buon lavoro, un buon matrimonio e benefici economici di vario genere.

 

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COMMENTI
13/03/2010 - missili kassam (orazio gerosa)

non sono un esperto di armi ma dagli effetti del lancio, assomigliano nei confronti dell'armamento israeliano e dai bombardamenti con bombe a grappolo e al fosforo bianco,a delle bombe carta e "scacciacani" di cui si sente a volte parlare per fine settimana dopo gli scontri di diverse tifoserie di calcio.

 
06/03/2010 - Solito tono (loris SOleri)

Il solito tono politicamente corretto, che dice alcune verità (comode) e non altre. Non una parola sull'azione di massacro vergognosa di "Piombo fuso", da tribunale di Norimberga (355 bambini uccisi), e sulle continue azioni di intimidazione e uccisione (con avvelenamento di pozzi, umiliazioni e torture ai valichi del vergognoso muro di orwelliana "sicurezza", incendi degli ulivi), umiliazioni varie. E anche a Gerusalemme i cristiani vengono trattati male dagli ebrei, che sputano addosso ai frati e li schiaffeggiano. Non una parola sulla demolizione di case palestinesi in territorio palestinese, sulla abusiva colonnizzazione di Gerusalemme EST, o sulle scritte che compaiono sui muri ("arabi nelle camere a gas"). I responsabili politici israeliani sono fondamentalisti almeno quanto Hamas (vedi uccisione dell'esponente di Hamas da parte del Mossad). Da Gaza sono state respinte dagli israeliani più e più volte delegazioni di pace e di soccorso (europee ed italiane). Quest'anno durante il carnevale ebraico sono stati cantati inni a Baruch Goldstein, che sedici anni fa sparò su musulmani in preghiera nella Tomba dei Patriarchi a Hebron, assassinando 29 palestinesi prima di essere ucciso a sua volta. E ricordo all'autore che nel '48 non ci fu una guerra, ma un'azione unilaterale di occupazione del territorio e uccisione e deportazione degli abitanti. Dire verità a metà è mentire. Mi aspetto ancora da questo sito il coraggio di dirla tutta. Ma aspetto da quando è nato.