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MEDIO ORIENTE/ Gaza, un anno dopo: quel bisogno di libertà che spinge gli uomini a ricominciare

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Le scuole cristiane sono due, quella gestita dal Patriarcato Latino, di cui il parroco è direttore, e quella gestita dalle Suore del Rosario, la cui fondatrice Maria Alfonsina Danil Ghattas (Maria Soultaneh) è stata recentemente beatificata a Nazareth. Si tratta di un ordine nato in Terra Santa che annovera tra le sue file molte vocazioni locali.

Le suore appartenenti a quest’ordine a Gaza sono tre: Palestinesi e Giordane. In quanto arabe hanno molta più difficoltà ad ottenere il visto di ingresso nella Striscia. Da quattro anni il loro permesso va rinnovato ogni due mesi, allo scadere dei quali ognuna di loro deve recarsi a Gerusalemme ed attendere dai dieci ai venti giorni il rinnovo concesso dal ministero degli interni. Gli israeliani non considerano la loro appartenenza alla Chiesa Cattolica ed ad un ordine religioso un elemento di supporto per una valutazione positiva della pratica. Non vengono fatte considerazioni distinte per cristiani e musulmani, laici e religiosi. Il fatto di prodigarsi per opere di carità non aiuta e non viene considerato un elemento di favore.

 

 

 

Suor Nabia e Suor Davida sono molto preoccupate. La loro scuola è molto vicina a due moschee ed adiacente ad un quartiere di religiosi e militanti di Hamas. La loro sicurezza e quella degli studenti è talvolta messa a repentaglio per effetto di passaggi illeciti di armi e quant’altro.

 

Sabato sera veniamo invitati a cena da un gruppo di giovani coppie che aiutano attivamente in parrocchia. Si parla delle loro iniziative, del loro lavoro, dei loro figli. Nessuno si lamenta e chiede aiuto. L’impressione è quella che abbiano tutti una fede forte, semplice. Mi colpisce che molti di loro siano soliti recitare insieme il rosario, in famiglia e tra amici.

Una giovane mamma mi racconta in disparte che è molto triste perché da cinque anni non vede i suoi fratelli che vivono a Ramallah. Anche lo scorso Natale ha riprovato a chiedere il permesso per far visita alla Basilica della Natività a Betlemme, talvolta concesso ai cristiani da parte del governo di Israele. Anche quest’anno il permesso è stato rifiutato e mi confessa di aver pianto e sofferto molto. Mi ha detto che deve aspettare di compiere 35 anni per avere maggiori possibilità (ne ha 32).

Nel corso della serata spesso salta la luce che verrà presto a mancare definitivamente. Mi raccontano che la cosa accade regolarmente e che per parecchie ore al giorno non c’è corrente ed energia elettrica. Si utilizzano molto le pile e si fa un romantico uso di candele.

 

Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta (Dante - Purg., I)

 

Questo il punto. Il cuore dell’uomo e della donna cerca e lotta per la libertà. «Non abbiamo bisogno di soldi, ma di giustizia e di libertà», questo il refrain che accomuna tutti gli incontri del fine settimana trascorso a Gaza, unitamente al particolare desiderio degli amici cristiani di essere ricordati, di avere amici che pregano con loro, che soffrono con loro e sappiano portare letizia nei loro cuori.

 

È possibile essere liberi in qualsiasi situazione di ingiustizia e sofferenza, loro lo sanno e lo testimoniano con coraggio.

 

(Tommaso Saltini)

 

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COMMENTI
13/03/2010 - missili kassam (orazio gerosa)

non sono un esperto di armi ma dagli effetti del lancio, assomigliano nei confronti dell'armamento israeliano e dai bombardamenti con bombe a grappolo e al fosforo bianco,a delle bombe carta e "scacciacani" di cui si sente a volte parlare per fine settimana dopo gli scontri di diverse tifoserie di calcio.

 
06/03/2010 - Solito tono (loris SOleri)

Il solito tono politicamente corretto, che dice alcune verità (comode) e non altre. Non una parola sull'azione di massacro vergognosa di "Piombo fuso", da tribunale di Norimberga (355 bambini uccisi), e sulle continue azioni di intimidazione e uccisione (con avvelenamento di pozzi, umiliazioni e torture ai valichi del vergognoso muro di orwelliana "sicurezza", incendi degli ulivi), umiliazioni varie. E anche a Gerusalemme i cristiani vengono trattati male dagli ebrei, che sputano addosso ai frati e li schiaffeggiano. Non una parola sulla demolizione di case palestinesi in territorio palestinese, sulla abusiva colonnizzazione di Gerusalemme EST, o sulle scritte che compaiono sui muri ("arabi nelle camere a gas"). I responsabili politici israeliani sono fondamentalisti almeno quanto Hamas (vedi uccisione dell'esponente di Hamas da parte del Mossad). Da Gaza sono state respinte dagli israeliani più e più volte delegazioni di pace e di soccorso (europee ed italiane). Quest'anno durante il carnevale ebraico sono stati cantati inni a Baruch Goldstein, che sedici anni fa sparò su musulmani in preghiera nella Tomba dei Patriarchi a Hebron, assassinando 29 palestinesi prima di essere ucciso a sua volta. E ricordo all'autore che nel '48 non ci fu una guerra, ma un'azione unilaterale di occupazione del territorio e uccisione e deportazione degli abitanti. Dire verità a metà è mentire. Mi aspetto ancora da questo sito il coraggio di dirla tutta. Ma aspetto da quando è nato.