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MEDIO ORIENTE/ Gaza, un anno dopo: quel bisogno di libertà che spinge gli uomini a ricominciare

Il racconto testimonianza di un volontario della Ong francescana della Custodia di Terrasanta, TOMMASO SALTINI, descrive la situazione nella famosa Striscia di Gaza indicando come il problema esistenziale non risieda soltanto in necessità economiche, ma in un più umano bisogno di libertà

gazamR375_09feb09.jpg (Foto)

 

È trascorso più di un anno dall’attacco Israeliano a Gaza, deciso in seguito al ripetersi del lancio di alcuni missili Kassam. Mi ricordo bene di quel periodo, perché per la prima volta questa realtà cosi “nota”, per le tante guerre ed atti di violenza che l’hanno vista protagonista negli ultimi anni, mi ha particolarmente toccato da vicino.

Lavoro a Gerusalemme per l’ONG francescana della Custodia di Terra Santa, impegnata per vocazione a sostenere le comunità cristiane di Terra Santa. Non siamo presenti a Gaza con progetti specifici ma con la guerra in corso abbiamo sentito in modo particolare, come del resto molti altri amici in Occidente, il bisogno di fare qualcosa per sostenere le opere di carità realizzate dai cristiani del posto e dalle comunità di religiosi/e attivi in loco.

Gaza presenta una comunità cristiana dalle antiche radici che risale ai primissimi secoli della storia del cristianesimo. La città fu evangelizzata da San Porfirio, ricordato come primo vescovo di Gaza e da diverse comunità monastiche i cui resti di chiese e monasteri, arricchite da bellissimi mosaici bizantini, sono oggi ancora visitabili.

Attualmente la comunità cristiana conta poco più di 2.500 fedeli, di cui circa 250 sono cattolici. A Gaza City è attiva la Parrocchia Latina oggi gestita da due giovani sacerdoti della comunità del Verbo Incarnato, Padre Jorge e Padre Elias. Il parroco dirige una scuola e parecchie attività per bambini e ragazzi di varie età. Al suo fianco sono presenti le suore delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta che accudiscono principalmente bambini portatori di handicap ed anziani abbandonati, le suore del Rosario che gestiscono un’importante scuola, e le piccole sorelle di Charle de Foucauld che portano avanti il proprio apostolato tra la gente e le famiglie.

 

Il nostro ufficio è a Gerusalemme, a pochi chilometri dalla Striscia, ma come tutti l’avevamo conosciuta solo indirettamente attraverso le cronache giornalistiche e i racconti degli amici religiosi che transitano in Israele periodicamente per rinnovare i propri permessi di soggiorno.

Motivati dall’esempio di Andrea e Lorenzo (amici delle Famiglie della Visitazione), che da tempo si recano periodicamente a Gaza, abbiamo richiesto il permesso per entrare nella Striscia passando dal valico israeliano a Nord di Heretz. Dopo 2/3 mesi di attesa e parecchie telefonate di sollecitazione abbiamo ricevuto conferma di essere stati autorizzati nella lista d’ingresso.

 

 

 

Ci siamo presentati al valico venerdì mattina e dopo i consueti controlli e passaggi previsti dalla sicurezza israeliana abbiamo superato il confine. Ad attenderci dall’altra parte c’era l’autista e guardiano, uomo tutto fare della Parrocchia. Con lui abbiamo iniziato un giro di perlustrazione lungo i 40 km di Striscia percorrendo la strada interna che riscende e quella costiera che risale lungo la costa. Lungo la strada abbiamo osservato diversi edifici distrutti (soprattutto al Nord). Tutte le istituzioni pubbliche sono state rase al suolo come alcune abitazioni private, scuole ed ospedali. Particolarmente colpite sono le infrastrutture, l’aeroporto già distrutto in precedenza, il porto e le poche strade che percorrono il piccolo territorio. I carri armati hanno inoltre distrutto campi, uliveti e coltivazioni durante l’attacco via terra che ha percorso il territorio da est verso ovest.


COMMENTI
13/03/2010 - missili kassam (orazio gerosa)

non sono un esperto di armi ma dagli effetti del lancio, assomigliano nei confronti dell'armamento israeliano e dai bombardamenti con bombe a grappolo e al fosforo bianco,a delle bombe carta e "scacciacani" di cui si sente a volte parlare per fine settimana dopo gli scontri di diverse tifoserie di calcio.

 
06/03/2010 - Solito tono (loris SOleri)

Il solito tono politicamente corretto, che dice alcune verità (comode) e non altre. Non una parola sull'azione di massacro vergognosa di "Piombo fuso", da tribunale di Norimberga (355 bambini uccisi), e sulle continue azioni di intimidazione e uccisione (con avvelenamento di pozzi, umiliazioni e torture ai valichi del vergognoso muro di orwelliana "sicurezza", incendi degli ulivi), umiliazioni varie. E anche a Gerusalemme i cristiani vengono trattati male dagli ebrei, che sputano addosso ai frati e li schiaffeggiano. Non una parola sulla demolizione di case palestinesi in territorio palestinese, sulla abusiva colonnizzazione di Gerusalemme EST, o sulle scritte che compaiono sui muri ("arabi nelle camere a gas"). I responsabili politici israeliani sono fondamentalisti almeno quanto Hamas (vedi uccisione dell'esponente di Hamas da parte del Mossad). Da Gaza sono state respinte dagli israeliani più e più volte delegazioni di pace e di soccorso (europee ed italiane). Quest'anno durante il carnevale ebraico sono stati cantati inni a Baruch Goldstein, che sedici anni fa sparò su musulmani in preghiera nella Tomba dei Patriarchi a Hebron, assassinando 29 palestinesi prima di essere ucciso a sua volta. E ricordo all'autore che nel '48 non ci fu una guerra, ma un'azione unilaterale di occupazione del territorio e uccisione e deportazione degli abitanti. Dire verità a metà è mentire. Mi aspetto ancora da questo sito il coraggio di dirla tutta. Ma aspetto da quando è nato.