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IL CASO/ Meglio Talebani in Afghanistan o politicamente corretti in Gran Bretagna?

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Per queste parole Hollobone è stato denunciato dal Northamptonshire Racial Equality Council, un occhiuto organismo, finanziato con i soldi dei contribuenti, che vigilia sull’eguaglianza razziale contrastando ogni tentativo di discriminazione non solo etnica ma anche sulla base del genere, degli orientamenti sessuali, della religione, dell’età e della disabilità.

 

A seguito di quell’iniziativa, il parlamentare viene contattato telefonicamente da ufficiali di polizia e sottoposto a interrogatorio. Il dossier relativo alla denuncia è poi trasmesso al Crown Prosecution Service. Più tardi Hollobone viene ufficialmente informato che non si potrà procedere penalmente contro di lui a causa dell’immunità parlamentare di cui gode. Hollobone, che è noto per essere il parlamentare britannico più parco (non ha assistenti e limita all’indispensabile i costi dell’ufficio) ha reagito in maniera comprensibilmente piccata all’iniziativa giudiziaria mossa nei suoi confronti.

 

Dopo aver bollato come «oltraggioso» il comportamento tenuto dal Northamptonshire Racial Equality Council, e aver sottolineato come un ente sovvenzionato con fondi pubblici non dovrebbe «perdere tempo a denunciare membri del Parlamento», ha sollevato il problema della libertà di espressione nel Regno Unito. Soprattutto quando la minaccia a tale libertà riguarda soggetti tutelati dalle guarentigie parlamentari.

 

Sul punto Hollobone è stato assai chiaro: «Non intendo affatto cedere ai tentativi minatori di ricorrere all’autorità giudiziaria perpetrati nei miei confronti per farmi stare zitto, per cui ho intenzione di continuare a parlare apertamente di un tema che ben può essere oggetto di dibattito parlamentare».

 

Resta l’amara considerazione che se la libertà di parola è messa in discussione persino per un membro della House of Commons tutelato dall’immunità, che ne sarà della libertà di opinione del semplice cittadino? Ecco, per avere un’idea di cosa possa oggi accadere in Gran Bretagna a un comune mortale, cito il secondo episodio.

 

La vittima, questa volta, è Shawn Holes, un quarantasettenne americano, sposato e padre di due figli, che è stato arrestato dalla polizia a Glasgow, processato per direttissima e condannato a una multa di 1000 sterline. Il reato contestato è quello di «commenti omofobici» con l’aggravante del «pregiudizio religioso».

 

Ecco quello che è successo. Holes è uno “street preacher”, ovvero un predicatore di strada, figura familiare nel mondo anglosassone, che ha avuto la malaugurata idea di attraversare l’oceano, con un gruppo di colleghi, per svolgere temporaneamente la propria attività in Scozia.

 

Lo scorso 18 marzo, Holes, secondo la versione dei fatti emersa al processo, stava predicando nel centro di Glasgow, parlando genericamente del cristianesimo e del peccato, quando dalla folla gli è stata posta la questione relativa all’omosessualità. Il predicatore, uomo di esperienza e alquanto cauto, risponde che «chiunque, compresi gli omosessuali, hanno bisogno di accogliere Cristo come il Salvatore». Che la domanda, però, nascesse da una provocazione lo dimostra il fatto che tra la folla vi sono alcuni omosessuali - sei o otto -, i quali, mentre si baciano ostentatamente tra di loro, pongono a Holes la domanda: «Cosa ne pensi di questo?».

 

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COMMENTI
15/04/2010 - Mutatis Mutandis (Antonio Servadio)

se qualche decennio or sono -innegabilmente- molte voci erano semplicemente costrette al silenzio, tanti comportamenti erano confinati e repressi dentro un ipocrita nascondimento, ora ci stiamo avvicinando ad un rovesciamento della situazione, in cui gli estremi forse si toccheranno. La minoranza potrà forse imporre le proprie modalità. Già c'è arroganza. La libertà di parola e di fede potrebbero assomigliare -nei fatti- ad un senso unico. I diversi di ieri potrebbero diventare gli uguali e vice versa accadrebbe agli odierni normali di trovarsi etichettati come alternativi, devianti o originali. Gli equilibri stabili sono sempre difficoltosi da raggiungere, richiedono tanto volonteroso, serio sforzo. La civiltà è sempre tutta da conquistare gradualmente. A me pare che buona parte di quella "tolleranza" che negli scorsi due decenni è stata sbandierata come un vittorioso traguardo, un consolidato raggiungimento, fosse ancora soltanto una vita fetale, immersa e protetta in un tiepido, rilassante liquido amniotico, contenente incrementali dosi di disinteresse (menefreghismo), ignoranza, massificazione (onda lunga del sovietismo), perfino cinismo, apatia e insomma tanta bella facile acquiescenza. Il vuoto lasciato dalla cacciata della fede (anche la "rossa") è stato quel ventre molle del relativismo nel quale possono attecchire i nuovi estremismi.