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IL CASO/ Meglio Talebani in Afghanistan o politicamente corretti in Gran Bretagna?

Pubblicazione:giovedì 15 aprile 2010

Speakers_cornerR375.jpg (Foto)

Due episodi accaduti pressoché contemporaneamente prima di Pasqua possono dare un’idea di come si sia ridotta nel Regno Unito la libertà di parola, la “freedom of speech” un tempo vanto di quella che era considerata la culla della democrazia liberale.

 

Tutti noi da ragazzi, studiando gli usi e costumi d’oltremanica, abbiamo ammirato la mitica tolleranza britannica simbolicamente rappresentata dallo Speakers’ Corner, l’area dell’angolo nord orientale del londinese Hyde Park, dove chiunque può presentarsi senza essere annunciato e parlare di qualsiasi argomento, proprio in nome di quella libertà un tempo tanto cara agli inglesi.

 

E non a caso quell’area fu scelta proprio in reazione al fatto che lì, in passato, sorgeva un patibolo, simbolo della repressione. Dal palco dello Speakers’ Corner hanno parlato cittadini comuni, emeriti sconosciuti, qualche colorito mattacchione, ma anche politici e personaggi famosi del calibro di Karl Marx, Lenin, George Orwell e William Morris.

 

Quell’immagine idilliaca della società britannica, purtroppo, si è sempre più affievolita negli ultimi decenni, dopo l’avvento dei talebani del politically correct. Per rendere evidente l’esatta dimensione del cambiamento, torno ai due episodi che citavo all’inizio e che ritengo particolarmente sintomatici.

 

Il primo riguarda un deputato. Si tratta dell’onorevole Philip Hollobone denunciato per aver criticato il burqa islamico durante un dibattito parlamentare sull’immigrazione tenutosi nella Westminster Hall lo scorso 2 febbraio. In quell’occasione il deputato conservatore osò invocare il divieto di indossare il burqa, capo d’abbigliamento che copre completamente il volto delle donne musulmane e il niqab, un altro indumento femminile islamico che pur nascondendo la faccia lascia comunque visibili gli occhi.

 

Questi i passaggi incriminati del discorso di Hollobone: «Condivido pienamente le preoccupazioni di chi vuole opporsi a coloro che intendono circolare in pubblico completamente coperti. Immaginate quanto sarebbe ridicolo se tutti i membri della House of Commons indossassero il burqa. Come potrebbe il Presidente della Camera riconoscere il parlamentare a cui dare la parola?». La frase, però, ritenuta particolarmente offensiva è stata quella con cui Hollobone ha negato un valore religioso al burqa, equiparandolo alla stregua del fatto di «circolare per strada con un sacchetto di carta sulla testa munito di due buchi per gli occhi».

 

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COMMENTI
15/04/2010 - Mutatis Mutandis (Antonio Servadio)

se qualche decennio or sono -innegabilmente- molte voci erano semplicemente costrette al silenzio, tanti comportamenti erano confinati e repressi dentro un ipocrita nascondimento, ora ci stiamo avvicinando ad un rovesciamento della situazione, in cui gli estremi forse si toccheranno. La minoranza potrà forse imporre le proprie modalità. Già c'è arroganza. La libertà di parola e di fede potrebbero assomigliare -nei fatti- ad un senso unico. I diversi di ieri potrebbero diventare gli uguali e vice versa accadrebbe agli odierni normali di trovarsi etichettati come alternativi, devianti o originali. Gli equilibri stabili sono sempre difficoltosi da raggiungere, richiedono tanto volonteroso, serio sforzo. La civiltà è sempre tutta da conquistare gradualmente. A me pare che buona parte di quella "tolleranza" che negli scorsi due decenni è stata sbandierata come un vittorioso traguardo, un consolidato raggiungimento, fosse ancora soltanto una vita fetale, immersa e protetta in un tiepido, rilassante liquido amniotico, contenente incrementali dosi di disinteresse (menefreghismo), ignoranza, massificazione (onda lunga del sovietismo), perfino cinismo, apatia e insomma tanta bella facile acquiescenza. Il vuoto lasciato dalla cacciata della fede (anche la "rossa") è stato quel ventre molle del relativismo nel quale possono attecchire i nuovi estremismi.