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TERRA SANTA/ La storia di Norma, strappata a Samar con la forza: quindici anni e una dignità violata

A quindici anni Norma è stata strappata dai servizi sociali a chi l’aveva liberata da una vita di abusi. Nella sua vicenda, il paradigma del destino dei palestinesi. Il racconto di RODOLFO CASADEI, tratto dal numero di Tempi oggi in edicola

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L'articolo è tratto dal numero di Tempi oggi in edicola


«Come possiamo ambire ad uno stato palestinese, se non siamo nemmeno capaci di rispettare la vita e la dignità di una ragazzina?». A volte ci sono domande retoriche di persone semplici che pesano più della dichiarazione di un leader politico nazionale, giudizi impliciti in un interrogativo più trancianti di un’approfondita analisi storico-politica. A volte la grande storia interseca i destini delle singole, anonime persone, e le due cose si illuminano a vicenda.


Samar Sahhar, donna cristiana di Betania, Territori Palestinesi, si sfoga coi suoi interlocutori ispirata dal triste destino di Norma, una ragazza di quindici anni che per lei è come una figlia da quando ne aveva sei. E arrivò nella sua casa d’accoglienza per bambine abbandonate e ragazze maltrattate. Gliela portarono direttamente dall’ospedale dove era stata ricoverata. L’avevano trovata legata mani e piedi all’interno di una grotta, coperta di ferite e bruciature nelle zone più delicate del corpo, gli occhi colmi di terrore. I primi giorni piangeva in continuazione e sbatteva la testa contro il muro, bisognava tenerla sotto sedativi.

A ridurla in quelle condizioni erano stati i familiari, ma nessuno di loro finì in carcere. Norma ricominciò a vivere a poco a poco, a chiamare “mamma” le donne che la accudivano e soprattutto Samar, a giocare e a cantare con una voce da usignolo. A frequentare con profitto la scuola russa, che le avrebbe permesso di trovare un lavoro redditizio una volta diventata maggiorenne.


Non si sarebbe mai aspettata che un giorno quegli stessi servizi sociali di Betlemme che l’avevano portata a casa di Samar sarebbero venuti a riprendersela per confinarla nel riformatorio di Beit Jala, lei innocente in mezzo a ragazze internate per vari reati, e separarla dalle persone che per nove anni l’avevano amata. Un gesto compiuto per pura cattiveria, per una ripicca così stupida che si fatica a crederla, per la piccineria malvagia di un pubblico ufficiale che ha usato della sua funzione come di una proprietà personale e di un potere discrezionale che gli permette di abusare impunemente delle persone e del loro futuro.


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COMMENTI
23/04/2010 - Norma (donatella da corte)

E' pazzesco! Cosa possiamo fare contro un abuso di tal genere? Ditecelo e ci mobiliteremo secondo le nostre possibilità! P.S.Come aveva ragione l'imperatore Michele il Paleologo citato da Benedetto XVI a Ratisbona!