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VIDEOGAMES/ Non lo fa giocare alla Playstation: 16enne cileno pugnala a morte il fratello di 18 anni

Pubblicazione:venerdì 30 aprile 2010

Una versione della Playstation Una versione della Playstation

 

L’avvocato di Valerie Michael, Gabriel Alemparte, ha sottolineato che “la mia cliente è devastata dalla notizia. Tra lei e i ragazzi c'era un rapporto di amore e di comprensione”. La madre naturale di Manuel Muñoz, Beatriz Gonzalez ha chiesto che i resti del figlio siano sepolti a Mulchén.
L’episodio di Santiago riapre il dibattito sul rapporto tra videogiochi e violenza.
Eugene Provenzo, professore di educazione all’Università di Miami, nel suo “Video Kids: Making Sense of Nintendo”, ha accusato i videogames di spingere i ragazzi alla follia, e di erodere il loro spirito di squadra e la loro moralità. Questo perché nel mondo dei videogiochi “ogni persona pensa per sé. È necessario uccidere o essere uccisi, consumare o essere consumato, combattere o perire”. La continua necessità di sparare, senza un vero motivo, senza nessuna necessità di ragionare, che caratterizzerebbe, secondo Provenzo, tutti i videogiochi, sottoporrebbe i giovani ad un vero e proprio lavaggio del cervello, creando degli automi capaci unicamente di pensare e vivere egocentricamente, pronti ad esplodere ogni momento in insani atti di violenza. Anche la figura dell’eroe, che da solo combatte contro i malvagi, sarebbe altamente dannosa in quanto inculcherebbe nei ragazzi una pericolosa sfiducia nella legge e nei tradizionali e legali sistemi di giustizia.

 

 

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