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SCENARIO/ Riusciranno la Cina e l’Italia ad "incontrarsi" all’Expo di Shangai?

Pubblicazione:sabato 1 maggio 2010

cina_shanghai_notteR375.jpg (Foto)

Come può avvenire un approccio alla Cina non bassamente commerciale, non opportunistico, non inutilmente conflittuale? Può servire l’esempio del missionario-letterato Matteo Ricci, magari non solo ai missionari di oggi? Le somiglianze sono molte. I nuovi mandarini sono i funzionari dello Stato e del Partito, chiusi in una loro logica ferrea, benché parlino un inglese assai corretto e si comportino, almeno nelle relazioni internazionali, senza arroganza e con un sano pragmatismo. Il Partito è il nuovo imperatore, invisibile, non più identificabile nemmeno in un personaggio simbolico come ai tempi di Mao o di Deng, ma ancor più onnipresente e onnisciente, impenetrabile, come rinchiuso in una nuova città proibita, impossibile a “convertirsi”, nemmeno ad aprirsi ad un dialogo, nemmeno ad accettare il pur modesto canale di confronto di Internet.

  

Come Ricci occorre immedesimarsi, essere “cinese” senza rinunciare ad essere se stesso, con uno studio accurato del “cuore” dell’interlocutore, con la forza di una ragione applicata alla realtà senza riduzioni, con la proposta di una possibile convergenza ad un livello di interesse superiore, con la pazienza necessaria non ad uno scambio di merci, ma di valori. Andare a Shanghai oggi è facile, coinvolgersi in qualche business è possibilissimo, intaccare la corazza del sistema di potere impossibile, cercare di capire richiede tale umiltà e studio che può apparire un compito improbo e nello stesso tempo irrinunciabile. 

 

(Costante Portatadino, presidente della Fondazione Europa e Civiltà)

 

 



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