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MAREA NERA/ Asciugoni giganti, palline da golf e pelo di Alpaca: su Facebook le soluzioni per fermare il petrolio

L'incendio della piattaforma (Foto: Ansa) L'incendio della piattaforma (Foto: Ansa)

 

Di tono polemico invece il post di Danielle D. Trottier: “Se si desidera ottenere soluzioni creative e sensate dalla comunità internazionale, si dovrebbe iniziare a mostrare al pubblico come stanno veramente le cose, a partire dalla fuoriuscita di petrolio nell’acqua, spiegando brevemente le condizioni e le difficoltà presenti”.

 

“Per catturare la fuoriuscita di petrolio – sottolinea invece Steven Schneider – occorre una grande coperta realizzata con una membrana estensibile. Dovrebbe assomigliare a un paracadute. Mettete dei pesi alle estremità delle corde del paracadute e le tenete larghe e separate l’una dall’altra. Il diametro inferiore dovrebbe essere di cento piedi. Il buco in cima al paracadute dovrebbe avere un diametro di 20 piedi”, e da questo buco dovrebbe essere aspirato il petrolio finito in mare. Per Alessio Spano invece la soluzione è “costruire una grande pompa centrifuga a più stadi, per ridurre la pressione del petrolio, aspirandolo poi con una nuova tubatura”. Mentre Lisa Minard Hastigan propone di realizzare un enorme sistema di filtraggio, basato sul presupposto che il petrolio non si mescola all’acqua, ma galleggia sulla sua superficie.

 

“A nessuno è venuto in mente che la sabbia è permeabile? – domanda invece Nicolò Bosco -. Per fermare la fuoriuscita di petrolio, occorre riprendere a perforare la superficie sottomarina in un altro punto, riducendo così il flusso nel punto in cui si è rotta la tubazione. Coprendo l’area con ghiaia e calcestruzzo, la permeabilità della sabbia può essere ridotta, per poi iniziare la perforazione da un altro punto del canale”.  Mentre un altro utente di Facebook sottolinea: “Se le cifre rese note dalla Guardia costiera americana la scorsa settimana sono ancora valide, soltanto il 10% della miscela di acqua e petrolio intorno alla fuoriuscita è composta da combustibile. Oltre il 50% del petrolio fuoriuscito si disperderà o evaporerà naturalmente entro cinque giorni. E questo vale sia sulla superficie sia nel profondo del mare”.

 

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