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SCENARIO/ L’atomica ai terroristi? Ecco perché l’incubo di Obama abita in Pakistan

Nel suo ultimo libro Pakistan, il santuario di Al Qaida GIAN MICALESSIN ricostruisce i fili di una situazione che per molti aspetti risulta indecifrabile. La posta in gioco, invece, è molto alta

militari_afghanistanR375_3sett09.jpg (Foto)

A molti il soggetto del mio ultimo libro “Pakistan, il santuario di Al Qaida” sembrerà quasi esoterico. Perché occuparsi del Pakistan? Perché tornare indietro fino gli anni ’80 per ricostruire le complesse trame dei servizi segreti di Islamabad coinvolti ora nel traffico del nucleare, ora nell’appoggio più o meno esplicito al terrore fondamentalista? Perché gran parte dei problemi da cui dipendono sicurezza ed insicurezza globale partono da lì. Il furto di segreti e tecnologie nucleari che consente al Pakistan di dotarsi della bomba atomica è lo stesso che alimenta la proliferazione nucleare d’Iran e Corea del Nord. Le attività di Osama Bin Laden e dei fondatori di Al Qaida sono iniziate sui territori d’Islamabad e -sempre lì - è stato inventato e costruito il movimento talebano. E proprio l’instabilità pakistana è all’origine delle paure di Barack Obama, preoccupato che Al Qaida possa impossessarsi di una testata atomica.

Per capire perché il Pakistan sia diventato il crogiuolo dell’insicurezza internazionale bisogna andare a ritroso fino al fatidico 1979, l’anno in cui l’Unione Sovietica invade l’Afghanistan. Quell’invasione trasforma il Pakistan del generale dittatore Zia Ul Haq nel migliore alleato degli Stati Uniti. È ovviamente un’alleanza di comodo innescata dalla necessità di opporsi al comune nemico sovietico. Ma il fiume d’armi, munizioni e denaro che l’America mette a disposizione di Islamabad non arma solo la resistenza afghana. I servizi segreti d’Islamabad collaborano con gli Usa a condizione di avere il totale controllo degli aiuti transitati attraverso il loro paese e convogliano quelle forniture verso i gruppi più fondamentalisti della resistenza. Quegli stessi gruppi   accolgono tra le propri fila migliaia di volontari in arrivo dai quattro angoli della galassia islamica per combattere gli infedeli russi.

Il Pakistan di Zia Ul Haq coltiva in gran segreto una visione geopolitica assai discordante con quella di Washington. Mentre l’America punta a logorare l’Armata Rossa in una sfiancante guerra per procura, il dittatore Zia Ul Haq e i generali alla guida dei servizi segreti non dimenticano il loro nemico principale, quell’India contro cui hanno combattuto dal 1948 tre sanguinose guerre. Nei piani di Zia Ul Haq il Pakistan deve diventare il portabandiera di un alleanza islamica e anti-indiana al fianco di Afghanistan e Iran khomeinista. In questa visione s’inseriscono le mire atomiche e l’appoggio a quell’internazionale islamica da cui nasceranno Al Qaida e il terrorismo fondamentalista.

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