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GRAN BRETAGNA/ Così la "Dc" di Cameron e Clegg cambierà l'Europa

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David Cameron e Nick Clegg (Foto Ansa)  David Cameron e Nick Clegg (Foto Ansa)

Sull’Europa, i due partiti hanno concordato di tenere un referendum nel caso si dovesse decidere su ulteriori trasferimenti di poteri all‘Unione europea. È stata anche esclusa l’entrata nell’euro per tutta la legislatura, cioè fino al maggio 2015. Tutto questo può sembrare una manifestazione di euroscetticismo, ma la realtà è che opzioni diverse non sono realistiche. Tuttavia, la presenza dei Lib-Dem nel governo servirà di per sé ad attenuare le posizioni fortemente antieuropee di una parte dei Conservatori.

 

Malgrado le prime promesse di un parlamento stabile, e non più “appeso”, fino al 2015, rimane il fatto che tra i due partiti vi è un’alleanza di convenienza per mettere da parte il New Labour e andare al potere. Al contrario di un governo di minoranza dei Conservatori che sarebbe stato tollerato dai Lib-Dem, l’accordo di coalizione è comunque un vero matrimonio, che pochi avrebbero ritenuto possibile fino a qualche giorno fa.

 

Il Paese ha ora di fronte tre possibili scenari: la nuova coalizione si rompe su divisioni non riparabili, si barcamena senza affrontare riforme radicali, o riavvicina la politica britannica a quella europea su linee democratico-cristiane. Pur senza l’euforia che contrassegnò nel 1997 la promessa di Tony Blair di una nuova aurora, promessa ampiamente mancata, le previsioni in favore del terzo scenario prevalgono, almeno per il momento.



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