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UCRAINA/ Un passo verso Bruxelles, due verso Mosca

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Il 21 aprile scorso, nella cornice della città di Kharkiv, parte di quella vasta regione del Paese in cui la vicinanza del gigante russo ha forti ripercussioni linguistiche e culturali, il quarto Presidente dell’Ucraina post-sovietica ha concesso alla Russia il rinnovo dell’affitto della base navale di Sebastopoli, nella penisola di Crimea. In cambio della permanenza per altri 25 anni della flotta russa del Mar Nero sul suo territorio nazionale, l’Ucraina ha ottenuto un significativo taglio sui prezzi delle forniture di gas che giungono dalla Federazione russa: lo sconto toccherà la cifra di 100 dollari se il prezzo del prodotto sarà maggiore di 330 dollari per mille metri cubi (tcm), o del 30% se il prezzo sarà minore di tale cifra.

 

In entrambi i casi la riduzione dei costi di rifornimento energetico costituirà una boccata d’aria fresca per la traballante economia ucraina. Gli echi della crisi finanziaria iniziata due anni fa si sono infatti pesantemente ripercossi sulla crescita del Paese che nel 2009 ha dovuto registrare una contrazione del Pil pari al 14,1%. I settori più colpiti dal tracollo economico sono stati proprio quelli in cui il controllo statale appariva preponderante, come le ferrovie e lo stesso settore energetico, minacciato dalla paventata bancarotta di Naftogaz, la compagnia di Stato adibita all’estrazione, raffinazione e trasporto del gas naturale.

 

Nonostante il Fondo Monetario Internazionale avesse già nel novembre 2008 stanziato un prestito di 16,4 miliardi di dollari per frenare il dissesto delle finanze ucraine, i ritardi mostrati dal governo nel proporre sostanziali manovre correttive hanno inevitabilmente condotto alla sospensione dell’erogazione dei fondi. Tutto ciò non solo ha contribuito a mortificare la ripresa economica del Paese, ma ha funto anche da volano per la vittoria elettorale di Yanukovich lo scorso gennaio.

 

Alla luce di simili dati si può dunque affermare che l’accordo dello scorso 21 aprile risponde essenzialmente a preoccupazioni di carattere interno più che alla volontà del neo Presidente di virare la politica estera nazionale in una direzione filorussa.

 

Le importazioni di gas in Ucraina coprono l’80% del fabbisogno nazionale, mentre quelle di greggio sfiorano il 90%: entrambi provengono sostanzialmente dal vicino russo. Gli esorbitanti prezzi raggiunti dagli idrocarburi nel mercato interno hanno però spesso indotto Kiev all’insolvenza dei debiti contratti con il loro partner commerciale, spingendo quest’ultimo a più riprese a sospendere l’erogazione dei rifornimenti di gas.

 

Crisi energetiche come quelle del 2006 o del 2009 non solo hanno rischiato di mettere in ginocchio il Paese, ma hanno persino coinvolto soggetti terzi alla disputa: buona parte dell’Unione Europea accede infatti al gas russo per mezzo di pipelines che devono forzosamente passare sul suolo ucraino. La sospensione dei rifornimenti per Kiev si era dunque tradotta in danno per molti altri Paesi del Continente, alcuni dei quali hanno da allora cominciato a ipotizzare e studiare con Mosca soluzioni alternative con cui bypassare il problema (l’ambizioso progetto del South Stream ne è il più chiaro esempio).

 

Obiettivo indiretto del patto di Kharkiv è evitare che simili, e imbarazzanti, impasse possano riproporsi negli anni a venire.

 

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COMMENTI
14/05/2010 - Analisi giusta .. (Eros Catozzi)

Ho apprezzato la puntualizzazione del suo articolo sullo stato attuale del paese .Io aggiungerei questo ,la meta' del paese odia i Russi mentre una meta' che sta ad Est (Karkhiv,Donetsk ) oltre la Crimea ed Odessa sono simpatizzanti Russi ,anche se i giovani stanno venendo su con un legame maggiore al nome della loro Patria.L'Europa se vuole avvicinare l'Ucraina a se ,deve liberalizzare i visti ,anche perche' si tratta di un popolo culturalmente preparato oltre alla vicinanza della religione Ortodossa al ns cristianesimo... Buona giornata