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UCRAINA/ Un passo verso Bruxelles, due verso Mosca

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Riuniti nella città di Kharkiv, est dell’Ucraina, il Presidente russo Dimitri Medvedev e il neo-eletto Presidente Victor Yanukovich hanno siglato l’accordo che potrebbe metter fine ai ricorrenti problemi energetici in cui Kiev è incorsa negli ultimi anni. In cambio di un sostanziale sconto sui prezzi delle forniture di gas naturale, il Cremlino ha ottenuto il benestare ucraino al rinnovo dell’affitto della base navale di Sebastopoli, pedina fondamentale per il controllo geostrategico del Mar Nero e del quadrante caucasico.

 

La nuova intesa segna al contempo un raffreddamento nelle relazioni tra l’Ucraina e l’Occidente, seppellendo definitivamente le speranze di chi, dopo la Rivoluzione arancione, auspicava una rapido ingresso del Paese nell’Unione Europea. Ma la traballante economia ucraina seppur dipendente dall’energia russa mostra da tempo stretti legami commerciali con i mercati occidentali: una realtà che la politica estera di Yanukovich non può e non intende ignorare.

 

 

Strategie diplomatiche ed energetiche del neo-presidente Yanukovich

Quando il 7 febbraio scorso Victor Yanukovich uscì vincitore dal secondo turno delle elezioni presidenziali ucraine non pochi in Occidente temettero un repentino ritorno di Kiev nell’orbita russa. La sconfitta di Yulia Timoshenko e l’uscita di scena di Viktor Juscenko suggellavano il definitivo tramonto di quella Rivoluzione arancione che nel 2004 sembrò suggerire al mondo che il più importante alleato europeo del Cremlino era pronto ad avviare i negoziati d’accesso alla Nato e all’Unione Europea.

 

Ma i primi sessanta giorni di mandato del nuovo Presidente della Repubblica sembrarono smentire queste previsioni. Yanukovich, fresco di investitura, preferì consacrare la sua prima visita da Capo di Stato alle relazioni con l’Ue, scegliendo di recarsi in marzo prima a Bruxelles e solo successivamente a Mosca.

 

Il 12 e 13 aprile, nel corso del Nuclear Security Summit di Washington, il Presidente ucraino aveva dato ulteriori segnali di riavvicinamento ai partner occidentali aderendo pienamente all’appello di Barack Obama sulla necessità di implementare le misure di sicurezza nei depositi di carburante atomico. Se molti si limitarono a promettere controlli più serrati, Kiev in tale occasione volle fare di più: esclusi i Paesi Nafta e il Cile, l’Ucraina fu l’unico tra gli invitati alla conferenza a impegnarsi per un completo smaltimento delle proprie riserve di uranio arricchito.

 

Tenuto conto di simili premesse, la notizia dell’accordo che lo stesso Yanukovich ha recentemente siglato col suo omologo russo Medvedev non può che essere accolta da europei e americani come una doccia fredda.

 

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COMMENTI
14/05/2010 - Analisi giusta .. (Eros Catozzi)

Ho apprezzato la puntualizzazione del suo articolo sullo stato attuale del paese .Io aggiungerei questo ,la meta' del paese odia i Russi mentre una meta' che sta ad Est (Karkhiv,Donetsk ) oltre la Crimea ed Odessa sono simpatizzanti Russi ,anche se i giovani stanno venendo su con un legame maggiore al nome della loro Patria.L'Europa se vuole avvicinare l'Ucraina a se ,deve liberalizzare i visti ,anche perche' si tratta di un popolo culturalmente preparato oltre alla vicinanza della religione Ortodossa al ns cristianesimo... Buona giornata