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Esteri

AFGHANISTAN/ Perché morire per un popolo in mano ai terroristi?

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In poche parole a Bala Morghab e in altre zone dell’Afghanistan la Nato sta cercando nonostante errori, incertezze e passi falsi di costruire un tessuto nazionale alternativo a quello talebano. Solo questa strada garantirà la loro sconfitta o li costrimgerà a scendere a patti. Solo la creazione di istituzioni forti difese da un esercito e da una polizia efficienti consentiranno di sviluppare un economia in grado di sottrarre i cittadini afghani al controllo dei talebani, ai loro traffici di droga e alle loro campagne di arruolamento. 

Andarsene adesso significherebbe buttar via il bambino con l’acqua sporca. Abbandonare tutto mentre l’Afghanistan fa i primi passi equivarrebbe a regalare ai talebani i milioni di euro spesi per sviluppare le infrastrutture regionali, significherebbe convincere i soldati afghani e i loro concittadini che dell’Occidente non ci si può fidare.

I talebani, invece, si ritroverebbero a governare su un Afghanistan reso più ricco ed efficiente dai nostri soldi e avrebbero l’opportunità di mettere le mani sugli arsenali di un esercito riarmato, ma ancora non in grado di difendersi da solo. Sarebbe insomma come dire abbiamo scherzato e regalare ad al Qaida e ad un terrorismo integralista sull’orlo del tracollo un campo d’addestramento ancor più attrezzato ed efficiente di quello del 2001. Equivarrebbe a siglare la propria sconfitta e trasformare l’Occidente nella periferia renitente e pavida del mondo.

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COMMENTI
18/05/2010 - Danno la vita per noi. (claudia mazzola)

Io sono gratissima a questi soldati che fanno per me quello di cui io ho paura. Già, io sono cattiva e loro sono tanto buoni, ecco perchè ci difendono. Grazie col magone.

 
18/05/2010 - Missioni di pace (Giorgio Antonaci)

Ci piace chiamarle così, forse per semplice ipocrisia, forse per ambiguo rispetto di un principio costituzionale più o meno scritto in tema di operazioni militari all'estero. Missioni di pace. A guardare la divisa dei nostri soldati, il loro armamento, l'elmetto in testa, i fucili mitragliatori con il colpo in canna, i colpi automatici che partono dalle loro armi dotate di sistemi di puntamento di alta tecnologia, sembrerebbero proprio missioni di guerra: ma non si può dire. Varrebbe però la pena, per tentare di riportare a casa il maggior numero possibile di questi nostri figli, di cambiare almeno le regole di ingaggio e far sì che alla provocazione sia equiparato il sospetto, sì da poter aprire il fuoco non solo per difendersi, come pecore al macello: in fondo siamo in un paese in mano ai terroristi, ai quali non sempre giova lasciare la prima mossa. Giorgio Antonaci.