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SCENARIO/ Toni Capuozzo (Tg5): vi spiego perché ha senso rimanere in Afghanistan

Pubblicazione:mercoledì 19 maggio 2010

Un mezzo blindato Lince (Foto Ansa) Un mezzo blindato Lince (Foto Ansa)

Evidentemente sì. Perché c’è uno “stile italiano” nell’unire il controllo militare alla ricostruzione che sarebbe sciocco negare. Penso che l’Italia abbia portato un contributo originale all’intervento in Afghanistan, in particolare nel Prt, il Provincial reconstruction team. Si tratta dell’intreccio tra aiuto ai civili e lavoro per la sicurezza. Gli altri Paesi lo stanno studiando e, in qualche modo, cercano di mutuare il nostro approccio ai problemi e il nostro modo di rapportarci con la popolazione.

 

Come giudica, attualmente, la situazione in Afghanistan?

 

Negli ultimi anni credo che addirittura siano stati fatti dei passi indietro. L’andamento così poco soddisfacente delle ultime elezioni, che hanno riconfermato Hamid Karzai, non aiutano a considerare li Paese sulla via della stabilità. L’attuale presidente è, infatti, un Pashtun. Si tratta del gruppo etnico che spesso ha flirtato con Al Qaeda ed i talebani. Ma, in questo momento - purtroppo - non ci sono alternative. Non ci sono altri interlocutori. Karzai è l’unico partner che l’Occidente abbia individuato. Ed è l’unico in grado di tenere insieme, al momento, il Paese.

 

L’Afghanistan, formalmente, è una democrazia. Lo è anche di fatto?

 

Democrazia è una parola che ha un significato solo per noi. Per un afghano comune, spesso, rispetto a quelli che noi consideriamo meccanismi democratici prevale la fedeltà alla famiglia, al clan, alla tribù o all’etnia. O la fedeltà alle leggi della religione e alla giustizia amministrata dagli anziani. E’ un Paese che ha avuto robuste iniezioni di democrazia, certo. Ma è anche ben lontano dal rappresentare un brillante esperimento di regime liberale in una società che non l’ha mai vissuto. Basterebbe, ad esempio, il fatto che la giustizia afghana aveva condannato a morte uno studente reo di aver pubblicato un articolo sul Corano e i diritti delle donne. Pena, poi, tramutata in 30 anni di carcere.

 

Quindi, il “tasso di libertà” dei singoli, specialmente delle donne, secondo lei è rimasto invariato rispetto a prima della guerra?


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