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YOUTUBE/ Video: bambino sulle barricate usato come scudo umano dai ribelli in Thailandia

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Le barricate delle Camicie rosse (Foto: Ansa)  Le barricate delle Camicie rosse (Foto: Ansa)

 

I manifestanti anti-governativi, meglio noti come Camicie rosse, hanno chiesto al primo ministro, Abhisit Vejjajiva, di dimettersi, sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni. I contestatori sono supportati dall’ex premier Thaksin Shinawatra, deposto con un colpo di Stato nel 2006. Thaksin, che è anche l’ex proprietario della squadra di calcio del Manchester City, attualmente è latitante dopo essere stato accusato di corruzione.

 

E numerosi dei suoi sostenitori provengono dalle regioni più povere del Nord e del Nord-Est del Paese, oltre che dalle aree più degradate di campagne e città. Secondo i ribelli il governo si sarebbe accordato con l’elite realista e avrebbe interferito nelle attività della magistratura al fine di fare cadere la precedente coalizione. Arrivando al potere soltanto grazie al sostegno dell’esercito. Proprio le elite politiche, giudiziarie e militari secondo i manifestanti si sarebbero dimostrate insensibili alle gravi condizioni in cui vive la maggior parte della popolazione thailandese. Critiche cui i media filogovernativi hanno replicato affermando che le proteste non sarebbero affatto spontanee, in quanto i manifestanti sarebbero stati pagati dall’ex premier Shinawatra.

 

Ieri inoltre è scaduto l’ultimatum che garantiva l’immunità a chiunque si fosse arreso e avesse deposto le armi. Soltanto un piccolo gruppetto di Camicie rosse ha accettato l’offerta, mentre si teme che la protesta si allarghi ad altre città. La scorsa notte i leader dei ribelli avrebbero invece proposto un cessate il fuoco durante una telefonata, della durata di cinque minuti, con il primo ministro thailandese Abhisit Vejjajiva.

 

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