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ARGENTINA/ I duecento anni dell’Italia d’Oltreoceano

Pubblicazione:martedì 25 maggio 2010

La spianata di Buenos Aires dedicata al bicentenario dell'Argentina (Foto Ansa) La spianata di Buenos Aires dedicata al bicentenario dell'Argentina (Foto Ansa)

Contemporaneamente Menem lancia un attacco alla cultura, tagliando fondi alla scuola, all’istruzione, alle attività culturali e inondando le case di messaggi televisivi, di starlette, di programmi spazzatura…insomma un precursore di certi politici nostrani. La gente lo vota ancora per un altro mandato, ma la politica finanziaria di Cavallo, supportata da un FMI che invece aveva osteggiato Alfonsin, rivela le sue prime crepe.

 

Il controllo totale sull’informazione e una serie di scandali aprono le porte a un cambio che si realizza nel 1999 con la conquista del potere da parte dell’Alianza, un coagulo di partiti che ingloba radicali e peronisti di sinistra. Viene nominato Presidente De la Rua radicale, persona che si rivela subito incapace di qualsiasi velleità politica ma che, come spesso capita (l’ultimo esempio è la Grecia attuale) paga il conto del decennio menemista con una situazione finanziaria disastrosa che provoca il collasso del sistema bancario e dello Stato, nell’ormai famoso dicembre del 2002.

 

La gente scende in piazza, De La Rua viene destituito, si alternano in breve tempo altri due Presidenti che però sono costretti a dimettersi e la cosa positiva è che al grido di “Que se vajan todos!” (Che se ne vadano tutti!) il popolo argentino manifesta,ma non solo: si riunisce in assemblee spontanee e discute, propone ma purtroppo alla fine (e qui emerge l’italianità) si creano divisioni che in pratica altro non fanno che rimettere in pista il vecchio potere Peronista . Il peso si svaluta di colpo ed è la fine della fiesta, o almeno l’inizio di un qualcosa di nuovo che fa rinascere settori dell’economia distrutti dal neoliberalismo Menemista anche attraverso la gestione delle fabbriche operata dalle stesse maestranze.

 

Il Peronista Nestor Kirschner viene nominato Presidente e il Paese si risolleva dalla crisi economica con tassi di crescita annua dell’8%, quindi da economia Asiatica. Ma sul territorio del potere poco o nulla cambia: dopo pochi anni già si parla di Kirchnerismo. I militari responsabili del genocidio degli anni Settanta, condonati da Menem, ritornano a essere processati, questo è vero, ma il regime che si instaura (soprattutto quando il potere viene trasmesso alla moglie, Cristina, che viene eletta nel 2007) rivela solo un arricchimento personale che non ha eguali nella breve storia democratica di questo Paese, con una gestione del potere dove chi la pensa in forma diversa, invece di essere tacciato di Comunista come da noi, viene indicato come nemico della Patria.

 

Lo scrittore Luis Majul denuncia tutto questo in un libro (“El dueno” - “Il padrone”) che è il più venduto, ma la spinta economica iniziale post-crisi del 2002 si affievolisce attraverso decisioni governative scellerate che in pratica portano l’economia a dei livelli preoccupanti e l’inflazione a raggiungere l’attuale 50% annuo. Tre anni fa l’agricoltura viene ferita al punto tale che il Paese esportatore di carne per eccellenza scivola al terzo posto: si affievolisce pure il prospero mercato della soja, che vedeva l’Argentina fornire il 18% del consumo della Cina.

 

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