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SCENARIO/ Troppo cattivo Stato: così è caduto il Labour. Lezione di inglese per l'Italia?

Nick Clegg e David Cameron (Foto: Ansa) Nick Clegg e David Cameron (Foto: Ansa)

In ogni caso, questa non è tutta la storia. Se vogliamo capire meglio le ragioni del voto non è soddisfacente sapere che gli inglesi non hanno votato Labour perché erano stanchi dei Labour, perché questa è più una tautologia.

 

Al fine di capire meglio le ragioni del voto, è interessante notare come gran parte della battaglia elettorale si sia giocata su temi di sussidiarietà: “Troppo Stato che soffoca l’iniziativa della società?” “Se sì, allora che cosa dovrebbe fare lo Stato?”. A questo proposito è altresì interessante notare che proprio i Labour sono stati accusati di eccessivo centralismo e burocratizzazione, quando invece il modello blairiano viene visto da molti - soprattutto in Italia - come il modello di sussidiarietà da seguire.

 

2.1 Troppo stato (inefficiente)

Come spesso accade, sembra che le elezioni siano state decise dalla classe media: si sapeva che i più ricchi avrebbero tendenzialmente votato Tories e i più poveri Labour, gli swing-voters da catturare erano nel mezzo. Sembra che una buona parte della classe media non abbia votato Labour perché stanca di pagare tasse per cose che non la avvantaggiano. É il problema di un welfare percepito come troppo assistenzialista, che non sembra sempre premiare il lavoro e che può creare incentivi perversi a non lavorare (moral hazard).

 

Un esempio nel tema famiglia: i proventi delle tasse usati per dare la casa alle ragazze madri, che così hanno l’incentivo a rimanere ragazze madri. In Inghilterra ci sono famiglie con tre generazioni di ragazze madri nelle case popolari dello stesso quartiere: essere una ragazza madre è una cultura e può diventare una professione, basta verificare il loro livello di conoscenza di qualsiasi legge, leggina (e trucco) in tema di assistenza.

 

Un altro esempio nel tema scuola/sussidiarietà fiscale: finanziare con soldi pubblici le scuole di zone povere dove pochi pagano le tasse. Anche questa politica può creare incentivi perversi, perché di fatto disincentiva la formazione di ricchezza dove può essere re-investita in capitale umano (le zone non troppo ricche ma in crescita) e la ridistribuisce verso zone dove non è detto che ci sarà un ritorno in termini di capitale umano (zone poverissime dove più soldi pubblici non sono riusciti a portare cambiamento).

 

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