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STRATEGIE/ La Francia della realpolitik cede alle sirene cinesi

Pubblicazione:venerdì 28 maggio 2010

Nicolas Sarkozy e Hu Jintao (Foto Ansa) Nicolas Sarkozy e Hu Jintao (Foto Ansa)

Tuttavia per Parigi questo rapporto rappresenta anche l’origine di uno squilibrato e sempre crescente deficit commerciale. Già nel 2007 il volume totale degli scambi tra i due Paesi raggiungeva i 33,7 miliardi di dollari (con una crescita del 34% rispetto all’anno precedente). Ma se le importazioni dalla Francia verso la Cina raggiungevano i 13,3 miliardi di dollari con un tasso di crescita del 18%, quelle dalla Cina verso la Francia si attestavano sui 20,4 miliardi con una crescita del 46%.

 

Già nel 2007 il deficit commerciale francese raggiungeva i 7 miliardi di dollari. Tale situazione, già conosciuta altrove in Europa, ha però generato in Francia una risposta di tipo protezionistico ben più marcata che altrove. Caso emblematico quello del 2005 quando centinaia di navi cariche di prodotti tessili provenienti dalla Cina furono bloccate per settimane nei porti europei con il divieto di scaricare merci. Rispetto a Paesi come la Germania, l’approccio francese si è sempre dimostrato saldamente contrario al protrarsi di uno squilibrio marcato nel saldo della bilancia commerciale negli scambi con la Cina a e anche in sede europea i francesi si sono sempre mossi per rinforzare misure protezionistiche come tetti massimi alle importazioni.

 

Sebbene oggi siano operanti in Cina circa 1800 compagnie francesi, gli investimenti più rilevanti provengono da un ristretto gruppo di multinazionali: EDF, Suez, Alcatel, Thomson, Saint Gobain, Scheider Electric, Alstom, Carrefour, Veolia, Danone, Loreal, Psa Peugeot Citroen, BNP Paribas, Crédit Lyonnais, Air France. Con la crescita economica e infrastrutturale della Cina, molte società francesi si sono presentate in gare di appalti per settori quali energia, acqua e trasporti.

 

Essendo questi settori sensibili, sottoposti a monopolio statale e da sempre legati agli umori del Partito Comunista, la continuità di buoni rapporti politici tra i due Paesi rimane una condizione necessaria per il successo degli investimenti. Non a caso, in stretta concomitanza con incontri presidenziali come quello dell’aprile scorso, seguono sempre numerosi accordi commerciali e concessioni per appalti e investimenti.

 

Conclusioni

Secondo le dichiarazioni del presidente cinese Hu Jintao, l’incontro con Sarkozy ha “aperto una nuova pagina” nelle relazioni tra i due Paesi. Il premier Wen Jiabao ha inoltre sottolineato l’importanza dei legami tra Cina e Francia ricordando la tradizione di amicizia che unisce i due popoli.

 

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