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ISRAELE/ La sparatoria figlia di uno scontro politico: ecco come la vedo da corrispondente a Gerusalemme

Alcuni feriti dopo gli scontri a fuoco nella notte (Foto Ansa) Alcuni feriti dopo gli scontri a fuoco nella notte (Foto Ansa)

Credo sia utile partire da una considerazione fatta da un giornalista israeliano nei giorni scorsi. Rivolgendosi al governo Netanyahu ha detto: “State facendo di tutto perché la flottiglia dei pacifisti diventi un argomento centrale nello scenario politico internazionale”. C’è quindi difficoltà a comprendere, anche da una parte dell’opinione pubblica israeliana le scelte compiute in questi giorni dal governo. Si sapeva che voleva bloccare le navi e condurre i pacifisti e gli aiuti all’interno di un porto israeliano, da dove i pacifisti sarebbero stati espulsi e le merci eventualmente in parte inviate a Gaza.

 

Si ha qualche notizia in più su quanto avvenuto effettivamente a bordo della nave Marmara?

 

Gli scontri che ci sono stati hanno visto persone che erano a bordo della nave strattonare i soldati scesi dagli elicotteri o lanciare verso loro bastoni, e a quel punto i soldati hanno aperto il fuoco con raffiche verso le persone. La stragrande maggioranza dei passeggeri (compresi anziani e bambini) era però sotto coperta nel ponte passeggeri, aspettando il concludersi degli eventi.

 

È la prima volta che si verifica un fatto così grave, con il coinvolgimento di civili stranieri?

 

I civili a Gaza, Cisgiordania e in Israele sono coinvolti in operazioni di polizia ed esercito israeliano e qualche volta ci sono andati di mezzo anche cittadini stranieri. È la prima volta però che si agisce contro civili, in questo modo e coinvolgendo così tante persone. I doganieri turchi, ricordiamolo, hanno consentito l’accesso alla nave solo dopo un rigidissimo controllo su persone e merci. Si trattava quindi effettivamente di pacifisti.

 

Ai soldati è probabilmente allora sfuggita la situazione di mano.

 

Quello che è accaduto è l’epilogo di alcune scelte avvenute. Scelte politiche che hanno affidato ai militari la soluzione di un problema che non era militare, ma politico. Se i soldati hanno sparato perché si sono sentiti aggrediti o per prendere possesso della nave, non si può attribuire loro tutta la responsabilità di quanto accaduto. È interessante notare che questo fatto è avvenuto nel momento in cui si sta portando avanti una difficile trattativa tra il governo palestinese di Abu Mazen e i leader di Hamas. A questo punto sarà difficile opporsi a una riconciliazione interna ai palestinesi.

 

Vi sono dunque precise responsabilità politiche?

 

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COMMENTI
03/06/2010 - Per Gianpiero Allegri (ssdrt aewrtert)

Verrebbe voglia di smettere di leggere il suo commento, dopo che per due volte scrive "Isdraele", cancellando ogni dubbio sull'intenzionalità del refuso... ma tant'è. Ciò che riflette il suo scritto è l'ennesima dimostrazione dell'atteggiamento tipico, ma non esclusivo, dei benpensanti di sinistra nostrani, che si guardano bene dal dire fuori dai denti che questi ebrei, questi sopravvisuti ci hanno stancato con il loro vittimismo, con il Giorno della Memoria e tutto il resto. Tant'è vero che lei, come quasi tutti non ce l'ha con gli ebrei, poverini, ma solo con lo stato di Israele, tanto cattivo e fascista, che ogni giorno opprime un popolo affamato e allo stremo, senza mai neppure una volta citare il vicino Egitto, responsabile delle peggiori carneficine palestinesi. Beh, questa distinzione la fate solo voi, perchè ogni ebreo su questa terra, per prima cosa al mattino ringrazia dell'esistenza di uno stato forte, il cui obiettivo primario è evitare il ripetersi del passato. Viva Tsahal.

 
01/06/2010 - obiettività (Gianpiero Allegri)

Lo stato di Isdraele, (distinguo lo stato dalle persone di origine ebraica nel mondo e dalle persone di religione ebraica), gode presso l'opinione giornalistica (non l'opinione pubblica) di una specie di immunità. Anche atti di fatto criminali, vengono smorzati nei commenti e nei giudizi. Lo stesso avviene per una sorta di alineamento / conformistico delle diplomazie mondiali. Non è solo conseguenza della celebrazione infinita dei tristi eventi che hanno colpito la popolazione ebraica in Europa, è un meccanismo generato da interessi, oportunismi e da un lungo periodo di "promozione" e comunicazione fatta dalle lobby che sfruttano tale celebrazione. Rincresce vedere che questo articolo risponda perfettamente a questo fenomeno. Questo è a detrimento prorpio degli ebrei onesti nel mondo che, pur allineandosi alle azioni dello stato di Isdraele, nulla centrano con tali crimini e nulla centra la memoria di coloro che sono stati perseguitati e che non credo vorrebbero essere usati come motivo di immunità.