BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GRAN BRETAGNA/ Gordon Brown perde, Cameron non vince e Clegg si sgonfia

Pubblicazione:

Gb_elezioni_schedeR375.jpg

David Cameron invece sarà particolarmente deluso: quasi vince, ma non proprio. Riesce a prendere oltre novanta seggi ai Laburisti, contiene i Liberal Democratici, ma si ferma sulla soglia della maggioranza assoluta, con 19 seggi meno della maggioranza assoluta. Paga probabilmente la difficoltà per il partito della Thatcher famoso per rigore e tagli a sfondare, in un momento in cui tutti cercano un po’ di tirare i remi in barca e schivare la scure delle future manovre finanziarie, e anche una leadership che non è assolutamente comparabile con quella di Blair, Obama o della Thatcher.

 

Quali scenari si aprono quindi? La situazione è molto complicata. La consuetudine costituzionale britannica vuole che in caso nessun partito abbia la maggioranza assoluta, sia il partito al potere, e quindi Gordon Brown e i Laburisti, a cercare di formare un governo. Questo farebbe teoricamente salire le quotazioni di una coalizione Lib-Lab, con laburisti e liberaldemocratici. Sarebbe quindi il partito sonoramente sconfitto dalle urne a essere potenzialmente alla guida di un governo di coalizione, con poca legittimazione popolare e bisognoso di affrontare una situazione economica drammatica. Tuttavia, stando ai numeri dei primi exit polls, Labour e Lib-Dem sommati non arrivano ad una maggioranza assoluta.

 

Bisogna quindi volgere lo sguardo all’ultima riga della tabella: “Altri”. Chi sono questi altri? Prima di tutto i nazionalisti scozzesi (Scottish National Party) e gallesi (Plaid Cymru), entrambi partiti “di sinistra” attaccati con le unghie e coi denti alla grande spesa pubblica in queste aree generalmente più povere della media dell’intero Regno Unito. Allearsi con i “partiti della spesa” in un’epoca in cui c’è assoluto bisogno di fare economia potrebbe risultare molto pericoloso per il giudizio che i mercati potrebbero dare di un governo del genere, e più in generale per l’andamento generale della politica economica, che sarebbe zavorrata da questi peones locali.

 

Rimane quindi l’Irlanda del Nord, che potrebbe quindi giocare un ruolo cruciale. Questa provincia esprime in proporzione più deputati che il resto del paese: 18 su 650, per una popolazione di meno di due milioni di persone. Qui i partiti nazionali non hanno presa, e il panorama politico è molto complicato. I cinque o sei deputati che verrano eletti per il partito “cattolico” indipendentista Sinn Fein, tra cui il leader storico Gerry Adams, non andranno mai a Londra e non prenderanno possesso del loro seggio, non avendo alcuna intenzione di giurare fedeltà alla Regina.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >