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MEDIO ORIENTE/ Parsi: ecco perché Israele ha attaccato le navi dei pacifisti

Pubblicazione:martedì 1 giugno 2010

Le operazioni israeliane (Ansa) Le operazioni israeliane (Ansa)

 

I turchi non sono molto condiscendenti quando vengono sfidati sul terreno militare. In più l’AKP ha sdoganato l’identità religiosa come un elemento politicamente rilevante nel circuito politico turco e questo ha ripercussioni sul piano internazionale. Era comunque nell’ordine delle cose che i rapporti tra Turchia e Israele non potessero rimanere quelli di prima.

 

Niente più alleanza strategica?

 

C’era in passato, ma ora la Turchia intende agire da sola. Lo ha fatto ai tempi dell’invasione dell’Iraq nel 2003, non esitando a contrastare i progetti americani nel Medio oriente. Lo ha fatto di recente col Brasile sulla questione dell’uranio iraniano. Mano a mano che diventa chiaro che la porta europea si è ormai chiusa, la Turchia farà sempre di più una sua politica.

 

Cosa c’entra l’Europa?

 

Credo che i turchi siano ormai intimamente convinti che l’Europa ha chiuso loro la porta in faccia. E questo a mio avviso è stato un errore strategico, perché non è che la Turchia è rimasta davanti alla porta come l’imperatore Enrico IV a Canossa: ha cercato un nuovo posizionamento. Per qualche tempo ha accarezzato il vecchio sogno del panturchismo in direzione del Caucaso, ma era un’idea velleitaria. Ora, molto più realisticamente, si accorge che si apre uno spazio nel Medio oriente. E la relazione con Israele, entro certi limiti, è un ostacolo.

 

Fino al punto di fare sponda con l’Iran per accentuare il suo smarcamento da Israele?

 

No, la sponda con l’Iran è tattica, non strategica. È chiaro che se la Turchia pensa ad un suo ruolo nel Medio oriente, non può certo collaborare al consolidamento di un potenziale rivale. Invece un minimo di crescita iraniana può fare il suo gioco, nel momento in cui ridimensiona il ruolo di supremazia assoluta che Israele ha nella regione.

 

Nella serata di ieri si è riunito il consiglio di sicurezza dell’Onu, mentre l’Ue chiede che si apra un’inchiesta. Secondo lei come sarà gestita la crisi?

 

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COMMENTI
02/06/2010 - radici "giudaico-cristiane" dell'Europa. (attilio sangiani)

solo una riflessione: non "radici sioniste-cristiane", bensì "giudaico-cristiane". Quanto di "giudaico" è nelle radici culturali d'Europa,è filtrato attraverso il cristianesimo. Quanto gli è incompatibile,come l'orgoglio "etnico-nazionale" che sostanzia il sionismo ( nato ben prima del 1938 ),non è nelle radici d'Europa. Infatti un lettore ha giustamente osservato che nello stato d'Israele ci sono cittadini di serie A ( gli ebrei) e cittadini di serie B ( cristiani e mussulmani ). Ciò non sarebbe tollerato in Italia e nell'intera Europa. Naturalmente ciò non giustifica analoghe ed anche più gravi discriminazioni che ci sono in molti stati mussulmani.

 
02/06/2010 - Il problema è una sana laicità (Luca Rossini)

Sono d'accordo con il prof. Parsi sull'analisi, ma quando spiega che "l’AKP ha sdoganato l’identità religiosa come un elemento politicamente rilevante nel circuito politico turco e questo ha ripercussioni sul piano internazionale", sarebbe giusto ricordare che lo stesso avviene - da tempo - in Israele con il partito del premier Netanyahu, il Likud (ma anche del Kadima). Lo stesso prof. Parsi continua a parlare di "Stato Ebraico", cosa che evidentemente allontana Israele dal modello di stato occidentale che, pur ispirandosi più o meno vagamente alle sue radici cristiane (direttamente o per interposizione massonico-liberale), mai negherebbe ad altre culture e confessioni religiose gli stessi diritti dei cristiani. In Israele "Stato Ebraico" i cristiani e i musulmani non hanno gli stessi diritti degli ebrei: in questo la Turchia è molto più tollerante e meno propensa a fenomeni di dhimmitudine. Dico questo anche per chiarire che chi parla allegramente di "radici giudaico-cristiane" dovrebbe approfondire la dura realtà dei fatti, dato che un tale Gesù Cristo un qualche spartiacque della storia mi pare lo abbia rappresentato.

 
01/06/2010 - ATTO GRAVISSIMO (GIORGIO PICCOLI)

Non sono d'accordo. Ci si dimentica che l'assedio a Gaza è contro tutte le Convenzioni internazionali. Il tentativo messo in atto dalla flottiglia, disarmata, era meritorio, e tale da rivelare ad un mondo distratto e cloroformizzato della barbarie rivolta ai più indifesi dei Territori(donne e bambini). L'intervento del sig. Ferraro non è meritorio di alcun commento: si commenta da sè. Ricordo che il "povero Davide" ha decine di testate nucleari, e nessuno gliene chiede conto.

 
01/06/2010 - Il conforto di una visione ampia, non superficiale (Sierra Jonathan)

Nello scoraggiante -e spesso superficiale- panorama della stampa italiana, il commento del Prof. Parsi offre il conforto di una visione ampia ed equilibrata. Grazie, Direttore, per avercela offerta. Troppo spesso la parola "pacifista" ha un fascino che confonde la vista e non fa piu' distinguere tra genuini pacifisti e strumentali pacifinti. Mi riferisco -ad esempio- anche all'editoriale dell'amico On. Mario Mauro, che definisce "rappresaglia" israeliana quanto accaduto in mare l'altra notte. (Editoriale cui non era possibile aggiunger commenti dei lettori). Da persona che vive in Terra Santa da oltre trent'anni, ha qui pianto vittime e paga ogni giorno per l'assurdita' di quanto la coinvolge, posso assicurarvi che non si e' trattato di rappresaglia.... Purtroppo, nella logica assurda che regna dalle nostre parti, e' quanto succede quando la criminale e riprovata indifferenza per la vita dei palestinesi, si incrocia con la mancanza di lungimiranza, la stupidita' e impulsivita' degli israeliani. Questa volta queste nefande qualita' si sono incrociate in alto mare: ora stiamo andando ancor di piu' alla deriva.... Jonathan Sierra

 
01/06/2010 - Farsi del male facendo del male (Sergio Palazzi)

Che le navi dei "pacifisti" fossero lì per provocare una reazione lo sapevano tutti, non c'era bisogno del Mossad per capirlo, e tanto più energica tanto meglio. Se non altro, perchè loro stessi lo avevano detto chiaramente: volevano fare le vittime di fronte ad un sicuro intervento isrealiano per mobilitare una opinione pubblica mondiale che, come dimostrano anche recenti episodi nostrani, non aspetta altro per poter inveire contro lo Stato Ebraico. O contro tutti gli ebrei, ma questo suona male e quindi si traveste l'antisemitismo da antisionismo. Non è nuova, vero? E allora perché Israele c'è cascato in modo così tragico? Perchè, anzichè limitarsi a prelevarli e rimandarli da dove venivano, hanno sparato, ed in quel modo, sia pure di fronte alla resistenza violenta e premeditata che hanno certamente incontrato a bordo? Dopodichè sentiamo le retoriche delle fionde contro i fucili, anche se la storia della regione è lì a ricordarci che, se si può uccidere un gigante con una fionda di corda, a maggior ragione si uccide una persona con una fionda moderna e una biglia d'acciaio. Ma in Isreale una volte c'erano menti raziocinanti come Ben Gurion, Meir, Dayan, Rabin: possibile che oggi nessuno sia capace di ricordare a certi strateghi scalmanati quel che dicevano una volta nei cortei, "non cedete alle provocazioni", o quel che diceva mia nonna quando vedeva due bambini che litigavano, "chi ha il giudizio, lo usi"?

 
01/06/2010 - A' la guerre comme a' la guerre (celestino ferraro)

Israele è aggredita e circondata da una marea di nemici, ci si aggiungno anche i pacifisti a senso Hamas, non mette fiori nelle canne dei suoi fucili. Solo una stupida ipocrisia può inveire contro un popolo che difende strenuamente la sua esistenza. Sansone non è un simbolo inutile, lo ricorderei al signor Ahmadinejiad tentato dal fragore della BOMBA. CF