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MEDIO ORIENTE/ Parsi: ecco perché Israele ha attaccato le navi dei pacifisti

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Le operazioni israeliane (Ansa)  Le operazioni israeliane (Ansa)

 

A mio modo di vedere è destinata a rientrare. Che possa essere l’innesco di qualcosa di più serio nella regione, non si può escludere perché il Medio oriente rimane imprevedibile. Vede, il fatto è che per quanto possiamo criticare Israele, non abbiamo nessun interesse a vedere in Palestina crescere Hamas e più in generale - nel mondo arabo - attori forti che non siano nostri alleati. Questo è il criterio strategico, il resto è l’inevitabile prezzo della politica. Che non deve stancarsi di trovare sempre nuove forme di dialogo per garantire la convivenza e scongiurare vittime.

 

Sembra un discorso cinicamente politico.

 

Non siamo noi la causa del disordine mediorientale, e non possiamo noi farci carico dei costi in termini di sangue che esso comporta. È chiaro che Israele per quanti errori faccia resta un nostro alleato; Hamas, per quanto si travesta da agnello, no. I pacifisti coinvolti? Sono anch’essi attori politici che seguono una loro strategia. Hanno forzato un blocco navale, dichiarato in modo unilaterale da Israele in violazione della legalità internazionale. C’era anche prima e ora continua.

 

L’Italia ha margini particolari di intervento nell’ambito del quadro europeo?

 

Il nostro interesse in questo momento è che la situazione si calmi: abbiamo delle truppe nel sud del Libano e prima di tutto occorre pensare a loro. Siamo impegnati in una missione che ha tanti elementi di difficoltà e che persegue dal 2006 l’obiettivo originario di consentire una tregua tra Hezbollah e Israele. Così è stato e la tregua in qualche modo tiene. Non siamo impegnati a mutare il contesto regionale, né a «fare la pace», ma a sostituire la mancanza di fiducia reciproca. Quello dobbiamo fare.

 

Secondo lei esiste il rischio che i nazionalisti turchi inducano Erdogan a fare un’azione militare?

 

Non credo. A parte le dimensioni dell’esercito turco, che dai tempi della guerra fredda si è molto ridotto, un’azione militare di qualunque tipo nei confronti di Israele significherebbe la sostanziale fuoriuscita della Turchia dalla Nato.

 

 



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COMMENTI
02/06/2010 - radici "giudaico-cristiane" dell'Europa. (attilio sangiani)

solo una riflessione: non "radici sioniste-cristiane", bensì "giudaico-cristiane". Quanto di "giudaico" è nelle radici culturali d'Europa,è filtrato attraverso il cristianesimo. Quanto gli è incompatibile,come l'orgoglio "etnico-nazionale" che sostanzia il sionismo ( nato ben prima del 1938 ),non è nelle radici d'Europa. Infatti un lettore ha giustamente osservato che nello stato d'Israele ci sono cittadini di serie A ( gli ebrei) e cittadini di serie B ( cristiani e mussulmani ). Ciò non sarebbe tollerato in Italia e nell'intera Europa. Naturalmente ciò non giustifica analoghe ed anche più gravi discriminazioni che ci sono in molti stati mussulmani.

 
02/06/2010 - Il problema è una sana laicità (Luca Rossini)

Sono d'accordo con il prof. Parsi sull'analisi, ma quando spiega che "l’AKP ha sdoganato l’identità religiosa come un elemento politicamente rilevante nel circuito politico turco e questo ha ripercussioni sul piano internazionale", sarebbe giusto ricordare che lo stesso avviene - da tempo - in Israele con il partito del premier Netanyahu, il Likud (ma anche del Kadima). Lo stesso prof. Parsi continua a parlare di "Stato Ebraico", cosa che evidentemente allontana Israele dal modello di stato occidentale che, pur ispirandosi più o meno vagamente alle sue radici cristiane (direttamente o per interposizione massonico-liberale), mai negherebbe ad altre culture e confessioni religiose gli stessi diritti dei cristiani. In Israele "Stato Ebraico" i cristiani e i musulmani non hanno gli stessi diritti degli ebrei: in questo la Turchia è molto più tollerante e meno propensa a fenomeni di dhimmitudine. Dico questo anche per chiarire che chi parla allegramente di "radici giudaico-cristiane" dovrebbe approfondire la dura realtà dei fatti, dato che un tale Gesù Cristo un qualche spartiacque della storia mi pare lo abbia rappresentato.

 
01/06/2010 - ATTO GRAVISSIMO (GIORGIO PICCOLI)

Non sono d'accordo. Ci si dimentica che l'assedio a Gaza è contro tutte le Convenzioni internazionali. Il tentativo messo in atto dalla flottiglia, disarmata, era meritorio, e tale da rivelare ad un mondo distratto e cloroformizzato della barbarie rivolta ai più indifesi dei Territori(donne e bambini). L'intervento del sig. Ferraro non è meritorio di alcun commento: si commenta da sè. Ricordo che il "povero Davide" ha decine di testate nucleari, e nessuno gliene chiede conto.

 
01/06/2010 - Il conforto di una visione ampia, non superficiale (Sierra Jonathan)

Nello scoraggiante -e spesso superficiale- panorama della stampa italiana, il commento del Prof. Parsi offre il conforto di una visione ampia ed equilibrata. Grazie, Direttore, per avercela offerta. Troppo spesso la parola "pacifista" ha un fascino che confonde la vista e non fa piu' distinguere tra genuini pacifisti e strumentali pacifinti. Mi riferisco -ad esempio- anche all'editoriale dell'amico On. Mario Mauro, che definisce "rappresaglia" israeliana quanto accaduto in mare l'altra notte. (Editoriale cui non era possibile aggiunger commenti dei lettori). Da persona che vive in Terra Santa da oltre trent'anni, ha qui pianto vittime e paga ogni giorno per l'assurdita' di quanto la coinvolge, posso assicurarvi che non si e' trattato di rappresaglia.... Purtroppo, nella logica assurda che regna dalle nostre parti, e' quanto succede quando la criminale e riprovata indifferenza per la vita dei palestinesi, si incrocia con la mancanza di lungimiranza, la stupidita' e impulsivita' degli israeliani. Questa volta queste nefande qualita' si sono incrociate in alto mare: ora stiamo andando ancor di piu' alla deriva.... Jonathan Sierra

 
01/06/2010 - Farsi del male facendo del male (Sergio Palazzi)

Che le navi dei "pacifisti" fossero lì per provocare una reazione lo sapevano tutti, non c'era bisogno del Mossad per capirlo, e tanto più energica tanto meglio. Se non altro, perchè loro stessi lo avevano detto chiaramente: volevano fare le vittime di fronte ad un sicuro intervento isrealiano per mobilitare una opinione pubblica mondiale che, come dimostrano anche recenti episodi nostrani, non aspetta altro per poter inveire contro lo Stato Ebraico. O contro tutti gli ebrei, ma questo suona male e quindi si traveste l'antisemitismo da antisionismo. Non è nuova, vero? E allora perché Israele c'è cascato in modo così tragico? Perchè, anzichè limitarsi a prelevarli e rimandarli da dove venivano, hanno sparato, ed in quel modo, sia pure di fronte alla resistenza violenta e premeditata che hanno certamente incontrato a bordo? Dopodichè sentiamo le retoriche delle fionde contro i fucili, anche se la storia della regione è lì a ricordarci che, se si può uccidere un gigante con una fionda di corda, a maggior ragione si uccide una persona con una fionda moderna e una biglia d'acciaio. Ma in Isreale una volte c'erano menti raziocinanti come Ben Gurion, Meir, Dayan, Rabin: possibile che oggi nessuno sia capace di ricordare a certi strateghi scalmanati quel che dicevano una volta nei cortei, "non cedete alle provocazioni", o quel che diceva mia nonna quando vedeva due bambini che litigavano, "chi ha il giudizio, lo usi"?

 
01/06/2010 - A' la guerre comme a' la guerre (celestino ferraro)

Israele è aggredita e circondata da una marea di nemici, ci si aggiungno anche i pacifisti a senso Hamas, non mette fiori nelle canne dei suoi fucili. Solo una stupida ipocrisia può inveire contro un popolo che difende strenuamente la sua esistenza. Sansone non è un simbolo inutile, lo ricorderei al signor Ahmadinejiad tentato dal fragore della BOMBA. CF