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IL CASO/ Marocco, la terra dove sempre più musulmani diventano cristiani

Pubblicazione:venerdì 11 giugno 2010

Cristiana_ArabaR375.jpg (Foto)

Di recente la Hope House, una Onlus attiva in Marocco nel campo dell’ospitalità ai bambini senza genitori, è stata espulsa dal Paese con l’accusa di proselitismo. Adottavano i bambini, e secondo le autorità ne avrebbero battezzati alcuni. L’articolo 220 del Codice penale marocchino punisce chi induce all’apostasia dall’Islam, minacciando di chiusura tutti gli edifici in cui avvengono le conversioni. Il testo della legge, letteralmente, afferma che «chi usa minaccia o violenza, mezzi di seduzione per costringere le persone a partecipare ai riti religiosi, è punito con la reclusione dai sei mesi ai tre anni». E questa legge è utilizzata per punire chiunque agevoli in qualsiasi modo una conversione.

 

Ci sono casi quindi casi in cui le conversioni non possono avvenire alla luce del sole?

 

Conosco numerose persone musulmane che chiedono da anni di essere battezzate, e i vescovi non vogliono farlo perché dicono: «Se lo facciamo ci chiudono tutte le chiese». Gli evangelici, al contrario, hanno molte meno esitazioni, anche perché non possiedono una vera e propria struttura che potrebbe essere colpita dalle autorità. Ma comunque chi si converte è solo una piccola parte di quanti vorrebbero farlo, ma non osano. Con la conseguenza che chi si converte non lo può dire apertamente.

 

Che cosa temono?

 

In nessun Paese islamico c’è la possibilità di convertirsi senza subire delle conseguenze. Le punizioni vanno dalle multe al carcere, fino alla pena di morte. In Malesia è prevista la riabilitazione in un istituto. Nella migliore delle ipotesi, il convertito perde la moglie e i figli, per legge o per decisione dei parenti. Negli anni ‘60, quando il Marocco era ancora sotto il dominio francese, un musulmano si è convertito ed è diventato sacerdote, partendo per l’Europa. Dopo alcuni mesi è ritornato per visitare i suoi familiari e la madre non gli ha aperto la porta dicendogli: «Non puoi essere mio figlio, mio figlio è morto». E infatti, dopo che era partito, avevano celebrato i suoi funerali, con una bara vuota.

 

Come incontra il cristianesimo una persona che vive in Marocco?

 

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COMMENTI
09/07/2010 - dialogo cristiani e musulmani (giuseppe samir eid)

Colgo l'importanza di creare dei contatti e attività con il popolo musulmano nel nostro territorio; e per popolo non intendo moschea ma popolo.Proporre i ns valori per attirare chi non ce l'ha o non le conosci! questa è l'evangelizzazione. Battesimo e conversioni sono una conseguenza, vicina o lontana, ma secondo me non è mia priorità. Avere dei vicini musulmani con valori vicini ai nostri è il primo passo che tutti in italia dovrebbero avere. Mi permetto di riportarti al mio articolo su comunità. la prossima festa della Vergine del 8 settembre cade in concomitanza con eid el fitr. come sfruttare quest'evento nel ambito del dialogo? giuseppe samir Eid