BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA/ È Benedetto a salvare la giustizia dallo scempio dei giustizialisti. Non solo in Belgio

Pubblicazione:martedì 29 giugno 2010

BenedettoXVI3_R375.jpg (Foto)



Papa Joseph Ratzinger si mostra al mondo con una statura umana e di fede che gli dà l’autorevolezza per denunciare il “triste momento” vissuto dai vescovi belgi senza che questa denuncia sembri un’autodifesa d’ufficio. Una statura che dà forza alle sue parole quando definisce “sorprendenti e deplorevoli” (è un Papa che scrive a un confratello vescovo, ma va ricordato che è anche un Capo di Stato che compie un gesto formale e ufficiale) le “modalità con cui sono state condotte le perquisizioni”. Modalità che ottengono il risultato opposto allo scopo per cui i magistrati belgi dicono di essersi attivati: la giustizia.

Come fa notare il Papa, l’irruzione della polizia giudiziaria ha interrotto i lavori dei vescovi del Belgio che “tra l'altro, avrebbe dovuto trattare anche aspetti legati all'abuso di minori da parte di Membri del Clero”. La conseguenza dell’azione giudiziaria brandita ideologicamente e pregiudizialmente non è mai l’accertamento della giustizia, semmai l’allontanamento da essa, se non una conclamata ingiustizia. Cos’altro è il sequestro di tutto il materiale della Commissione diretta dallo psicologo Peter Adriaenseens, comprese le schede di chi aveva espressamente rifiutato il ricorso alla giustizia civile, di chi aveva chiesto l’anonimato e la riservatezza, e quelle sui reati caduti in prescrizione che alla magistratura non possono più interessare?

Ma la denuncia di questo abominio per il Papa non diventa un alibi: “Più volte io stesso ho ribadito che tali gravi fatti vanno trattati dall'ordinamento civile e da quello canonico, nel rispetto della reciproca specificità e autonomia. In tal senso, auspico che la giustizia faccia il suo corso, a garanzia dei diritti fondamentali delle persone e delle istituzioni, nel rispetto delle vittime, nel riconoscimento senza pregiudiziali di quanti si impegnano a collaborare con essa e nel rifiuto di tutto quanto oscura i nobili compiti ad essa assegnati”.

C’è in queste parole anche una lezione di diritto, di procedura, di cultura giuridica, di garantismo. Ma soprattutto c’è, all’origine di questi criteri, un amore alla singola persona - quella dell’offeso come quella dell’indagato - senza del quale non si può capire il cristianesimo, né il pontificato di Joseph Ratzinger, il difensore della Ragione che si scioglie in lacrime davanti alle vittime degli abusi.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.