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MEDIO ORIENTE/ Perchè gli Usa hanno mollato Israele per la Turchia?

Pubblicazione:venerdì 4 giugno 2010

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (Foto Ansa) Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (Foto Ansa)

La percezione americana era quella del ribaltamento dei passi da conseguire: costruire prima una nuova rete di sicurezza e di relazioni nell’area mediorientale (con la Siria, il Libano, l’Iraq e con particolare attenzione al dossier iraniano), quindi volgere sguardo e attenzione alla issue israelo-palestinese.

 

Anche perché l’inerzia politica stava portando all’affermazione di una nuova classe dirigente in Palestinese (il premier Fayyad è considerato un “cavallo di razza”) e andavano stemperandosi i pregiudizi verso il ruolo di Hamas.

 

Lasciato al vuoto pneumatico del disimpegno Usa, lo spazio geopolitico palestinese è stato riempito in questi anni proprio dalla Turchia, la quale, accantonate le frustrazioni per il mancato ingresso nell’Unione Europea, sta modellando la sua identità sempre più su una dimensione regionale “neo-ottomana”. Ankara sa di poter essere un ponte formidabile sul dossier nucleare iraniano e sulla prossimità laica ai governi arabi. Insomma: un interlocutore ideale per l’America.

 

Il governo di Erdogan non ha certo sponsorizzato la missione umanitaria. Ma ne conosceva tempi, modi e dettagli. È evidente che questo tentativo pacifico di forzare il blocco israeliano doveva servire a una capitalizzazione politica enorme per la Turchia.

 

Sul fronte israeliano è evidente il nervosismo con il quale è stata percepita anche questa iniziativa. Ormai lo Stato ebraico vive una condizione di schizofrenia rapportabile alla sindrome da accerchiamento. I pericoli oggettivi ci sono e sono rilevanti: la minaccia nucleare iraniana, l’inverno demografico, la crisi economica. Ma è evidente che il dossier legato alla sicurezza rimane quello principale.

 

Con l’epilogo tragico del raid al largo di Gaza purtroppo Israele non ha fatto il suo bene. Ma la comunità internazionale, a cominciare dall’Ue, deve farsi un approfondito esame di coscienza. Per capire se l’inerzia uccide più delle bombe.



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COMMENTI
04/06/2010 - gelo tra Washington e Israele ? (orazio gerosa)

dubito molto, anche se gli USA sono interessati a sganciarsi sia dall'Iraq come dall'Afganistan in questo periodo di crisi mondiale. Israele ha condizionato e condiziona la politica degli Stati Uniti ed di alcuni Stati Europei. Non per nulla abbiamo visto CHI ha votato a favore e chi no alla risoluzione ONU... Il Vaticano come altri "Stati Sovrani" hanno condannato l'atto di pirateria in acque internazionali. Israele nonostante l'alta tecnologia e materiale bellico di cui dispone ha commesso un crimine autolesionista. Gli accordi con la Turchia sono definitivamente saltati e la solidarietá tra i paesi mussulmani si fa piú forte. Qui ci vuole un altro RABIN per rimescolare le carte e iniziare un "vero" dialogo affinché la pace torni in Terra Santa.

 
04/06/2010 - Quindi? (CHIARA BERNARDI)

Cosa accadra' ora? Il laissez-faire dell'amministrazione Obama in politica interna ed internazionale non lascia molte speranze. Solo tante retoriche che mi ricordano le pubblicita' Barilla o McDonalds. Che poi, i suoi discorsi includono sempre il West.Per quanto mi riguarda, McObama rappresenta gli USA, non certo l'intero blocco occidentale! Cinismo a parte, dopo il discorso "scaldacuori ed accendiamini" (stavolta Israele se l'e' proprio cercata) da parte di McObama al mondo Islamico, cosa accadra' nel mondo reale? Esiste una alternativa agli USA -ignorando ovviamente ONU e Nato- per le questioni in discussione nell'agenda internazionale? L'amm.ne McObama ha ampiamente dimostrato di essere all'altezza di parlare ed usare i social media e di non avere la piu' pallida idea di come gestire un paese e la propria politica internazionale.Ci sara' una alternativa a camp David? E chi potrebbe essere il nuovo 'pacificatore'(di una flebile pace)?Non certo l'Europa come blocco; non certo un paese del MO o la Russia. Chi allora?