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MEDIO ORIENTE/ Perchè gli Usa hanno mollato Israele per la Turchia?

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (Foto Ansa)  Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (Foto Ansa)

Una politica estera saggia è per definizione quella che sa commisurare le azioni alle prevedibili conseguenze. Il blitz delle forze armate israeliane che la notte tra domenica e lunedì ha causato 19 morti al largo della Striscia di Gaza, su una nave di un convoglio battente bandiera turca che portava viveri ed altri aiuti alle popolazioni palestinesi di Gaza è uno di quegli eventi che potremmo definire “fuori scala”.

 

Ovviamente ancora poco si sa sui dettagli e la dinamica esatta verrà analizzata da una Commissione ad hoc dell’Onu. Ma resta comunque il fatto politico, che ci spinge a riflettere sulle ragioni e sulle conseguenze degli esiti tragici di un’azione non militare.

 

Il convoglio era partito dalla Turchia, dove una delle principali associazioni caritatevoli del Paese aveva allestito una folta delegazione di 700 persone per trasportare aiuti a Gaza, rompendo esplicitamente e dichiaratamente il blocco navale imposto da Israele all’indomani dell’Operazione Piombo Fuso.

 

Il governo israeliano, avvertito della missione, aveva fatto sapere che avrebbe accettato di scortare le 6 navi verso il porto di Adohot, a sud di Tel Aviv, dove avrebbe ispezionato il carico delle navi e pensato a trasportare gli aiuti verso Gaza. Non è andata, come noto, esattamente così. Già a Cipro le navi erano state intercettate e bloccate per due giorni dalla Marina greca. Poi il viaggio era proseguito, fino all’esito conosciuto.

 

Insomma: oggi il conflitto israelo-palestinese, e le sue conseguenze geopolitiche, tornano ad assumere una priorità alta nelle agende politiche internazionali. A cominciare da quella della Casa Bianca, la quale fino a ora aveva tenuto un profilo politico discreto rispetto alla questione, ben sapendo di dover raffreddare i rapporti con lo Stato ebraico.

 

Non per vocazione, certo. Ma perché gli stessi generali del Pentagono hanno fatto sapere a Obama che, vista l’entità dell’impegno militare Usa in Medio Oriente (Iraq e Afghanistan in particolare) un supporto incondizionato alla causa di Israele avrebbe reso più arduo il compito politico di favorire il ritiro delle truppe nel prossimo biennio dai due teatri.

 

E in effetti il gelo che è calato tra Washington e Gerusalemme a seguito del noto incidente diplomatico sulle colonie di Gerusalemme Est, alla presenza del vice Presidente Joe Biden, è stato solo lo svelamento di una precisa tattica politica.

 

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COMMENTI
04/06/2010 - gelo tra Washington e Israele ? (orazio gerosa)

dubito molto, anche se gli USA sono interessati a sganciarsi sia dall'Iraq come dall'Afganistan in questo periodo di crisi mondiale. Israele ha condizionato e condiziona la politica degli Stati Uniti ed di alcuni Stati Europei. Non per nulla abbiamo visto CHI ha votato a favore e chi no alla risoluzione ONU... Il Vaticano come altri "Stati Sovrani" hanno condannato l'atto di pirateria in acque internazionali. Israele nonostante l'alta tecnologia e materiale bellico di cui dispone ha commesso un crimine autolesionista. Gli accordi con la Turchia sono definitivamente saltati e la solidarietá tra i paesi mussulmani si fa piú forte. Qui ci vuole un altro RABIN per rimescolare le carte e iniziare un "vero" dialogo affinché la pace torni in Terra Santa.

 
04/06/2010 - Quindi? (CHIARA BERNARDI)

Cosa accadra' ora? Il laissez-faire dell'amministrazione Obama in politica interna ed internazionale non lascia molte speranze. Solo tante retoriche che mi ricordano le pubblicita' Barilla o McDonalds. Che poi, i suoi discorsi includono sempre il West.Per quanto mi riguarda, McObama rappresenta gli USA, non certo l'intero blocco occidentale! Cinismo a parte, dopo il discorso "scaldacuori ed accendiamini" (stavolta Israele se l'e' proprio cercata) da parte di McObama al mondo Islamico, cosa accadra' nel mondo reale? Esiste una alternativa agli USA -ignorando ovviamente ONU e Nato- per le questioni in discussione nell'agenda internazionale? L'amm.ne McObama ha ampiamente dimostrato di essere all'altezza di parlare ed usare i social media e di non avere la piu' pallida idea di come gestire un paese e la propria politica internazionale.Ci sara' una alternativa a camp David? E chi potrebbe essere il nuovo 'pacificatore'(di una flebile pace)?Non certo l'Europa come blocco; non certo un paese del MO o la Russia. Chi allora?