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CINA/ Da Mao a Orwell. Diario di viaggio di un ex comunista

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Presentano la loro città (Yiwu) quale più grande mercato del mondo, parlano di 200.000 visitatori al giorno. Polemizzo, non ci credo, impossibile. Andiamo a visitare i padiglioni di questo immenso mercato o fiera. 97.000 espositori permanenti. Ogni espositore propone come grossista decine e decine di prodotti diversi. Si trova di tutto, con occasioni di risparmio incredibili, noi stessi ci scateniamo. Le dimensioni numeriche di tutto quel che vediamo superano ogni nostra possibilità di comprensione.

 

Io mi dedico a verificare una mia ipotesi: i cinesi possono produrre tutto ma solo copiando, non inventando, perché per la creatività ci vuole la libertà. Eppure tutti i prodotti, se pur anche copiati, vengono di certo migliorati dai cinesi. Per cui si può dire che la produzione in Cina si è fatta contemporanea. Devo ricredermi, la domanda sui cinesi si sposta più in avanti. Comincio a pensare che i cinesi influenzeranno il futuro cambiamento del mondo. Ma verso dove?

 

Incontro con le autorità di Shanghai. Grande e lussuosa cena. Chiedo se si faranno ancora tante case per abitazioni, mi rispondono che ora vogliono stare sotto i trenta piani delle attuali case nuove. Chiedo perché non si vede il cielo a Shanghai e li colpisco nella loro preoccupazione maggiore: l’inquinamento. Hanno tutto il futuro incentrato su questo problema, energie alternative, costruzioni a basso consumo, auto elettriche.

 

I miei colleghi consiglieri cominciano ad avere qualche fastidio per le mie insidiose domande. Insistono nel far sapere ai cinesi che sono stato un maoista e che ho l’animo radicale. Trovo che il mio passato di filo-cinese non entusiasma i cinesi attuali, mi guardano con circospezione.

Io non desidero ragionare sul loro passato, mi interessa il loro futuro. Questo perfetto capitalismo sottoposto a dittatura comunista è un vero mistero.

 

Capisco il punto in comune fra comunismo e capitalismo: il mito dello sviluppo quantitativo. Fino a che ci sarà sviluppo i cinesi non si domanderanno il senso del loro vivere. Ma noi dell’Occidente cristiano e democratico come possiamo spiegar loro il bene prezioso della libertà?

È un problema di pluralismo? Sull’astratto ti rispondono sempre che per tenere insieme un miliardo e mezzo di cinesi bisogna ridurre le differenze e tenere la disciplina.

 

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COMMENTI
30/07/2010 - meraviglioso! (Federica Spisni)

Leggendo casualmente questo articolo ho rivissuto la mia esperienza di queste ultime 3 settimane... Sono ancora qui a Shanghai...purtroppo il mio viaggio finirà domani...ma le parole lette hanno riassunto l'idea che mi sono fatta anche io di questo "strano" popolo... Questa è la terza volta che vengo a passare le mie vacanze qui e dalla prima nel 2006 sono cambiate veramente tante cose in così poco tempo. E' un mondo in continua evoluzione. Abbiamo forse da imparare parecchio da loro...ma la paura è troppa. Ora sembriamo noi più chiusi nei loro confronti...

 
18/07/2010 - Grazie Aldo! (Giuseppe Crippa)

Trovo questo articolo di Brandirali semplicemente splendido! Me lo sono bevuto (normalmente articoli di 5 pagine non li reggo fino in fondo…) più di una volta e credo di avere appreso sulla Cina molto più di quanto scrivano i quotidiani in molti dei loro articoli. Tra l’altro le osservazioni di Brandirali coincidono in modo sorprendente con la mia peraltro ridottissima esperienza fatta di conversazioni e scambi di mail con alcuni colleghi cinesi. Condivido con tutto il cuore il suo auspicio finale: volesse il Cielo che i cinesi, dopo lo sviluppo, vadano alla scoperta di un Altro!