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AFGHANISTAN/ Herat, uccisi due soldati artificieri italiani da un trappola dei talebani

Pubblicazione:giovedì 29 luglio 2010

Il primo maresciallo Mauro Gigli Il primo maresciallo Mauro Gigli

L’ORDIGNO E’ IN BELLA VISTA. MA E’ UNA TRAPPOLA – LA DINAMICA - Injil, un villaggio a circa 8 chilometri da Herat. Sono circa le 20.00 locali. La polizia afghana nota la presenza di un ordigno rudimentale. Decide di chiedere l’ausilio dei nostri genieri. Un team del 3° Reggimento Genio, composto da 36 militari parte in missione, su 8 veicoli blindati "Lince". Lo strumento di morte è posto in bella mostra. Da lì a poco, si scoprirà trattarsi di uno specchietto per le allodole. Una trappola. Mauro Gigli e Pierdavide De Cillis lo individuano, e lo neutralizzano. Senza troppa fatica. Quando, tuttavia, perlustrano la zona circostante, l’esplosione di un secondo ordigno li investe in pieno, dilaniandoli. Non si sbilanciano le fonti militari sulla dinamica esatta. Sono, tutt’ora, in corso accertamenti.

 

E’ molto probabile, in ogni caso, che lo scoppio della seconda bomba sia stato comandato a distanza. Qualcuno stava tenendo sotto controllo i movimenti dei soldati. Ha aspettato il momento più opportuno, e ha premuto il tasto di innesco al loro passaggio. Una tecnica tutt’altro che inedita. Utilizzata, per lo più, proprio dai talebani. Già in passato artificieri americani, in Afghanistan e in Iraq, morirono in circostanza analoghe.

 


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