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AFGHANISTAN/ Herat, uccisi due soldati artificieri italiani da un trappola dei talebani

Il primo maresciallo Mauro Gigli Il primo maresciallo Mauro Gigli

Dolore unito all’orgoglio. Sono i sentimenti che maggiormente si avvertono tra numerosi utenti web. Come sul gruppo di Facebook “Monumento virtuale ai soldati italiani caduti in missioni all’estero”. Dove la parola che maggiormente riecheggia è “Onore”. «Mi stringo al dolore dei famigliari... onore e gloria», scrive Michele, mentre Matteo è convinto che «torneranno in patria come eroi». Si legge ancora: «Come ogni sera mandiamo i nostri saluti ai ragazzi che ci seguono da Herat... però questa sera lo vogliamo fare in modo caloroso... Non mollate ragazzi», mentre Evideo riflette: «Questo si chiama coraggio e mi dispiace che per dei malati di testa ci rimettano sempre quelli buoni che anno bisogno. Grazie eroi. Sono orgoglioso di essere italiano».

 

Anche la politica si unisce nel cordoglio. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è detto molto rattristato, aggiungendo che «tutte le volte che succedono queste cose ci si domanda se ne valeva la pena. Dobbiamo rafforzarci nell'idea che ne valga la pena». Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso, invece, in un comunicato, la sua vicinanza alle famiglie dei soldati, esprimendo dolore e commozione, mentre il ministro della Difesa Ignazio La Russa che «I nostri artificieri sono considerati dei maestri» e «azioni terroristiche come questa tendono a colpire le opinioni pubbliche straniere più che i meccanismi in campo». Per questo, ha continuato La Russa, la missione italiana continuerà fino al 2013, di modo che il nostro Genio metta gli artificieri autoctoni in grado di compiere il loro stesso lavoro.

 

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