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MEDIO ORIENTE/ Scola in Libano cita mons. Padovese: occorre "esserci" da cristiani

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Un laboratorio estremamente concreto, quindi, per tutti i problemi e le opportunità che la convivenza di tante realtà diverse può offrire. Purtroppo, da più di trent’anni la storia del Libano è dolorosamente segnata da ripetuti conflitti tra i libanesi stessi e contro gli stranieri che periodicamente hanno invaso il Paese, palestinesi, israeliani, siriani. Tuttavia, come ricordato da un libanese durante l’incontro, il Libano è come la fenice, che risorge continuamente dalle sue ceneri.

 

Nella situazione descritta appare molto appropriato, perciò, il tema scelto per la discussione a Beirut, o meglio a Jounieh dove si è concretamente tenuto l’incontro: “L’educazione tra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane in dialogo”. Il Patriarca Scola, nell’aprire i lavori, ha messo subito in luce la posta in gioco citando quanto detto a Cipro dal Papa, che ha paventato per il Medio Oriente un “bagno di sangue ancora più grande” nel caso in cui non si concretizzi rapidamente “uno sforzo internazionale urgente e concertato al fine di risolvere le tensioni che continuano […] specialmente in Terra Santa”.

 

Il Cardinale ha poi insistito sulla necessità di dar vita ad un luogo di comunione, sottolineando che questa parola fondamentale nel cristianesimo non è “un generico motivo ispirativo, ma il principio e il metodo con cui realizzare tutte le attività della Fondazione Oasis”. A chi scrive, questo sembra un evidente superamento della tanto usata, e abusata, formula del dialogo.

 

Infatti, Scola ha poi continuato parlando di testimonianza “non solo come buon esempio, ma più propriamente come metodo e comunicazione della verità”, secondo quanto ci ha insegnato Gesù, il “testimone fedele” davanti a Pilato. Si arriva così all'educazione, che si ricollega direttamente al tema della tradizione oggetto dell’incontro dell’anno precedente, perché l’educazione è innanzitutto trasmissione di un’interpretazione complessiva della realtà, che deve essere proposta alla verifica della libertà dell’educando.

 

Argomento ripreso nella relazione introduttiva del pomeriggio dal Cardinale Jean-Louis Tauran, che ha posto una differenza tra insegnare, cioè trasmettere un sapere, un’arte, una tecnica, ed educare, cioè il far sviluppare tutte le capacità, fisiche, intellettuali e morali della persona. Mi azzardo a dire: da una parte il saper fare, dall’altra il saper essere.

 

 

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