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Esteri

LA STORIA/ Farouq: la mia avventura di musulmano alla scoperta della Bibbia

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Racconto questa storia personale, perché ho capito oggi, dopo anni di lavoro e di studio, che l’inibizione della curiosità, nell’educazione islamica come in quella cristiana, è una delle fonti della crisi che viviamo attualmente. La curiosità non conduce la persona alla scoperta di una religione nuova, ma piuttosto alla scoperta della sua relazione unica e personale con Dio e con gli altri. La privazione della curiosità, d’altro canto, trasforma la religione in ideologia e i credenti in membri di partito, riducendo la pratica della religione a simbolo di appartenenza partitica o a strumento per differenziarsi dagli altri.

Chi visita il Cairo oggi, cammina in una foresta di simboli religiosi: il hijab [velo che lascia scoperto il viso intero, N.d.T.] e il niqab [velo che lascia scoperti solo gli occhi, N.d.T.], la barba, il segno scuro sulla fronte dovuto alle frequenti preghiere, le croci tatuate sul dorso della mano e quelle grandi appese al collo, le frasi di tipo religioso utilizzate in ogni conversazione, le scritte sulle auto e sui negozi con i versetti del Corano e della Bibbia, i giovani che leggono ad alta voce il Corano o la Bibbia sui mezzi pubblici, le immagini e le suonerie dei telefoni cellulari…  Purtroppo, tutto questo non è altro che un rivestimento esterno, al di sotto del quale si nasconde la povertà di spirito.

(Traduzione dall’arabo di Elisa Ferrero)

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