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Esteri

PAPA/ Ecco nomi e cognomi di chi vuol "far fuori" Benedetto

Benedetto XVI (Imagoeconomica)Benedetto XVI (Imagoeconomica)

 

Chi pensasse che la messa in discussione del potere temporale della Chiesa sia solo un escamotage per rendere più minacciosa l’azione legale e provocare l’annullamento della programmata visita, sbaglierebbe. Sul sito internet della pomposamente denominata Fondazione Richard Dawkins per la ragione e la scienza, il tema costituisce una vera e propria ossessione, con i fan che delineano la “soluzione finale” per la Chiesa cattolica: «Abbastanza fedeli la abbandoneranno e saranno talmente dissanguati di denaro e proprietà per pagare gli indennizzi giudiziari che la Chiesa cesserà di avere potere secolare».

 

La finanza internazionale e Zanotelli

 

Perfino il serioso Financial Times concede a Philip Stephens, commentatore che normalmente si occupa di politica ed economia, di dedicare un intervento della sua rubrica alla crisi nella Chiesa cattolica; nell’articolo Benedetto XVI è descritto come uno che «non si cura» della crisi, o «almeno non se ne cura abbastanza da deflettere dalla sua irriducibile difesa del potere temporale che ha caratterizzato la sua personale ascesa al trono di san Pietro». Non è la prima volta che Stephens scioglie le briglie al suo antipapismo sulle pagine del Financial Times, dove più volte ha condannato i “dogmi cattolici” in materia di celibato sacerdotale e contraccezione.

 

La crociata ateo-agnostico-abortista contro la natura statuale della Santa Sede trova molti collaborazionisti in casa cattolica. La campagna per il declassamento dello status della Santa Sede presso l’Onu, snobbata da tutte le grandi denominazioni protestanti e ortodosse, incontrò a suo tempo la convinta adesione di molti capitoli nazionali del movimento di cattolici dissidenti Noi siamo Chiesa. Segnatamente quelli di Francia, Olanda, Inghilterra e Galles, Germania e Venezuela. L’appello di Noi siamo Chiesa del 1996 non contiene richieste precise, anche se evoca una «Chiesa umile, povera e pellegrina».

 

Tuttavia i simpatizzanti del movimento di tanto in tanto intervengono sull’argomento. Nel mese di giugno che è alle nostre spalle in Italia si sono pronunciati per finire il lavoro dei bersaglieri a Porta Pia due preti cattolici piuttosto noti: il comboniano Alessandro Zanotelli e il torinese don Luigi Ciotti. «È ora che il Vaticano venga ripensato», ha detto il primo. «Come si fa a pensare al Papa come capo di Stato? Immaginiamoci Gesù Cristo come capo di Stato. Impossibile, ha rifiutato tutto! Nel secolo scorso, l’unico modo di dare indipendenza al papato era creargli intorno il concetto di Stato. Oggi invece l’Onu è riconosciuta da tutto il mondo e non è uno Stato. Se il Papa non fosse più un capo di Stato sarebbe libero di girare e incontrare chi vuole! Oppure di rifiutarsi, per esempio nel caso di dittatori sanguinari. Per il Vaticano bisogna uscire da questo concetto di stato».

 

Gli ha fatto eco don Ciotti: «Da anni diciamo che c’è quest’anomalia: un apparato, uno Stato con tanto di ambasciatori che a volte diventa freno e impedisce quella libertà, quella capacità di profezia. Certo questo è uno dei nodi». Insomma, finalmente una causa che mette d’accordo tutto il mondo. Dal governo di Pechino ai preti di frontiera, dai terroristi di al Qaeda alla massoneria.

 

 

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COMMENTI
08/07/2010 - Un urlo innamorato (claudia mazzola)

Ho letto l'articolo e mi è nato dal cuore di gridare che amo tantissimo il Papa e la sua Chiesa e farei da scudo per loro.