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IL CASO/ L’aborto made in Spagna può far scuola anche in Italia

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È tristemente noto in Italia il caso di Rossano Calabro, dove più che un feto dobbiamo parlare di un bambino, perché perfettamente in grado di avere una vita autonoma, e lasciato morire in sala parto, senza alcun tipo di assistenza, perché nato con una malformazione oggi perfettamente curabile come il labbro leporino. Ma in Spagna, come in Italia, la giustificazione addotta con maggior frequenza da parte delle donne che ricorrono all’aborto resta quella della salute della madre.

 

Non tanto la salute fisica quanto piuttosto la salute psichica, ossia quel malessere, a volte realmente molto pesante, che si genera davanti a responsabilità che per le ragioni più varie non ci si sente di affrontare. In Spagna il 96,69% delle donne finora adducevano questa giustificazione, perché in qualche modo dovevano spiegare il perché del loro rifiuto ad accogliere la nuova vita. Oggi nessuno porrà più questa domanda alle donne spagnole; nessuno le inviterà a riflettere, a cercare alternative, a provare a pensare se è possibile garantire anche i diritti del bambino e non solo quelli della madre. Di fatto oggi la donna immaginando di essere più libera, è in realtà più sola anche davanti alla sua coscienza.

 

Tutti sappiamo come un aborto, qualsiasi siano le cause che hanno indotto una donna ad abortire, pesa sulla sua coscienza con un ricordo che è pressoché impossibile cancellare. Quel bambino non-nato è presente nella memoria, alimenta spesso fantasie tristi e genera una sensazione di colpa che niente e nessuno potrà cancellare. Quel dire e quel dirsi il perché di un gesto aveva comunque il sapore di un tentativo di riconciliarsi con se stesse, di sentirsi dire da un’altra voce che c’erano ragioni ragionevoli per compiere un gesto estremo, come in definitiva è e resta un aborto. Un modo come un altro per essere e per sentirsi meno sole.

 

Oggi anche questo viene meno e qualcuno può perfino credere che non dovendosi giustificare di fronte a nessuno, la donna possa non doversi giustificare neppure davanti a se stessa e davanti a suo figlio, Perché qualsiasi cosa si dica e si faccia a livello di normativa, ogni donna sa che ciò che aspetta è un bambino, è suo figlio. Il linguaggio popolare, rimasto finora fortunatamente identico, dice semplicemente: aspetto un bambino, da due, tre, quattro, sette settimane. È vero non dovrà più spiegare al medico, all’infermiera, le ragioni della sua decisione, forse non dovrà più sentire un consiglio che potrebbe rimettere in discussione una decisione presa, ma proprio questo silenzio e questa possibile crescente indifferenza, renderà ancora meno umana questa situazione.

 

La recentissima riforma dell’aborto entrata in vigore il 5 luglio di quest’anno accentua ulteriormente quell’approccio culturale che trasforma un delitto in un diritto, come ha denunciato la Conferenza episcopale spagnola. La nuova legge sull’interruzione volontaria di gravidanza in Spagna prevede infatti che le donne di età superiore ai 16 anni possano abortire entro le prime 14 settimane di gestazione senza dover fornire alcuna spiegazione.

 

È soprattutto nei confronti delle adolescenti che la legge accelera pericolosamente il passo e perde quella naturale cautela, di tipo affettivo oltre che educativo, tipica della cultura occidentale. Le minorenni possono oggi tenere i loro genitori completamente all’oscuro di quanto intendono fare, se dimostrano che la loro decisione può provocare un grave conflitto familiare. Un conflitto che è probabilmente tutto nella loro mente e nella loro fantasia, e in un certo senso rappresenta la materializzazione delle loro paure e delle loro angosce.

 

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COMMENTI
17/07/2010 - Assolutismo spagnolo (Lindo Caprino)

Io penso che con questa nuova legge sull'aborto gli spagnoli abbiano eliminato un bel po' di ipocrisia! In fondo che cosa vuoleva dire finora quel 96 e rotti % di donne che adducevano motivi di salute psichica personale per abortire? Era solamente la foglia di fico, e lo sanno tutti, dietro la quale si nascondeva "ufficialmente" la determinazione egosistica delle donne nel dire NO ad un...rompiscatole. In fin dei conti si è fatta chiarezza!