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IL CASO/ L’aborto made in Spagna può far scuola anche in Italia

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Una ragazza con meno di 18 anni infatti, dopo un breve colloquio con uno psicologo, può interrompere volontariamente la sua gravidanza, assumendosene la piena ed esclusiva responsabilità. Non c’è dubbio infatti che sono ampiamente passati i gravi conflitti familiari di una volta, quelli per cui un genitore avrebbe potuto cacciare di casa una figlia, o punirla con la violenza fisica e morale. Difficile immaginare che la conflittualità tra madre e figlia, o tra padre e figlia nella nostra cultura occidentale raggiunga questa linea di guardia: i genitori possono dispiacersi davanti all’indubbio cambiamento di vita che l’arrivo di un bambino produce in una famiglia, tanto più se la formazione di una nuova famiglia è ancora lontana e perfino improbabile.

 

Il clima di grande libertà, spinto fino a un permissivismo a 360 gradi, rende possibile che nella mente dei genitori sussista il rischio che una figlia possa restare incinta. La gravidanza delle adolescenti in alcuni Paesi, a cominciare dall’Inghilterra, sta diventando un vero e proprio problema sociale. Ma si illude chi crede che lo si possa risolvere facilitando l’accesso all’aborto. È uno dei segni più drammatici dell’emergenza educativa che attraversa la nostra società e che richiede iniziative molto più ampie e articolate, con un coinvolgimento della famiglia assai maggiore e non una rimozione della famiglia stessa.

 

L’aborto, depenalizzato in Spagna nel 1985 sulla base di alcuni presupposti, si trasforma esattamente 25 anni dopo in un diritto, per cui la donna non deve dare nessuna spiegazione a nessuno perché nessuno può mettere in discussione il suo diritto individuale a decidere come meglio crede della sua vita. Peccato solo che non ci sia nessuno a tutelare la vita del bambino che è in lei e a nessuno sia permesso condividere con lei ansie e timori, speranze e programmi.

 

Davanti a questo nuovo “diritto”, per cui non c’è stata nessuna formazione e spesso neppure nessuna informazione specifica, una ragazza giovanissima può impegnare il suo futuro e quello del suo bambino, senza neppure confrontarsi con chi le ha dato la vita e si è preso cura di lei per tanti anni… È un doppio vulnus inferto sia al valore della vita che al valore della famiglia, a conferma -se ce ne fosse bisogno - di come questi due valori marcino sempre in modo strettamente collegato.

 

Sulle nuove norme, tuttavia pende ancora una sentenza della Corte costituzionale, alla quale si sono rivolti sia il Partito popolare, sia il governo della Navarra. Anche le comunità di Murcia e di Madrid, rette dal Partito popolare, potrebbero decidere di non applicare le nuove norme, almeno finché non si saranno pronunciati i giudici costituzionali. Ancora una volta su questi temi la scelta politica ricalca un tipo di approccio che caratterizza la sinistra, in contrasto con quanto propone non solo una visione cristiana della società, ma anche il semplice diritto naturale.

 

È singolare come negli ultimi decenni ormai la cultura della sinistra si stia appiattendo sulle posizioni radicali di un individualismo che mentre fa della libertà della donna un principio assoluto e inviolabile, ignora totalmente le istanze del più fragile e del più debole. E questo in flagrante contraddizione con ciò che la scienza e la tecnica ci ricordano giorno per giorno, al punto che ci sono donne che rifiutano di fare un’eco-cardiografia, perché non vogliono né vedere né sentire il battito del loro cuore del loro figlio. Cercano in tutti i modi di porre distanza tra sé e il figlio, spesso senza riuscirci, o comunque dovendo ricorrere ad argomenti sempre più pesanti per giustificarsi nel fondo del loro cuore.

 

A dimostrazione che la nuova legge presenta articoli per lo meno criticabili, la Suprema Corte spagnola mercoledì scorso ha riconosciuto l’ammissibilità di un ricorso presentato dal Partito popolare, il quale aveva chiesto la sospensione in via cautelativa di otto articoli della legge con la motivazione che violerebbero l’articolo 15 della Costituzione, precisamente quello sul diritto alla vita.

 

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COMMENTI
17/07/2010 - Assolutismo spagnolo (Lindo Caprino)

Io penso che con questa nuova legge sull'aborto gli spagnoli abbiano eliminato un bel po' di ipocrisia! In fondo che cosa vuoleva dire finora quel 96 e rotti % di donne che adducevano motivi di salute psichica personale per abortire? Era solamente la foglia di fico, e lo sanno tutti, dietro la quale si nascondeva "ufficialmente" la determinazione egosistica delle donne nel dire NO ad un...rompiscatole. In fin dei conti si è fatta chiarezza!