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IL CASO/ L’aborto made in Spagna può far scuola anche in Italia

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A tal proposito il Governo ha dovuto presentare immediatamente la sua tesi difensiva, per consentire ai Giudici di decidere se procedere alla sospensione cautelare della riforma. Proteste. E nel giorno in cui il Governo presentava la sua linea difensiva è montata una grande protesta popolare davanti alla Corte costituzionale di Madrid. Sabato scorso infatti, molte centinaia di persone sono scese in piazza, rispondendo all’appello di varie associazioni e gruppi politici, per manifestare contro questo pretestuoso ampliamento della legge sull’aborto.

 

Mentre restiamo in attesa della sentenza della Corte costituzionale spagnola, ci rendiamo conto di come anche noi in Italia non siamo del tutto immuni da rischi di questo tipo, proprio per il tipo di cultura circolante, che mentre inneggia al principio di autodeterminazione, non è in grado di difendere e tutelare con la stessa energia anche il valore della vita, soprattutto quando appare più debole e indifesa. Proprio per questo alla fine di maggio in Italia, in occasione di un ennesimo anniversario della approvazione della legge 194, una cinquantina di parlamentari di tutti gli schieramenti ha indirizzato una lettera ai Presidente delle Regioni, dicendo in buona sostanza:

 

“Chiediamo ai Presidenti delle Regioni di assumere, in coerenza con gli obiettivi della legge 194/78, un forte impegno di tutela della vita nascente. Chiediamo di farlo nello spirito della legge e con gli strumenti previsti dalla stessa, superando la visione riduttiva che negli ultimi 30 anni ne ha garantito solo una parziale applicazione e ha dimenticato tutte quelle donne che -potendo- avrebbero voluto tenere il proprio figlio, ma si sono sentite sole e incapaci di fronteggiare difficoltà di tanti tipi diversi.

 

Chiediamo a ogni Presidente di assumere questo impegno nell’anniversario della approvazione della legge stessa, il prossimo 22 maggio, attivandosi concretamente su questi tre obiettivi: potenziare gli attuali consultori o, dove fosse necessario, istituirne di nuovi presso i Centri di medicina materno-infantile e/o presso i distretti socio-sanitari; dotare gli stessi delle risorse necessarie per garantire i servizi di prevenzione e di sostegno a tutte le donne e alle loro famiglie, ascoltando con particolare attenzione quelle donne che, se adeguatamente aiutate, non vorrebbero abortire per aiutarle a risolvere i loro problemi, anche attraverso una sorta di assegno di maternità; facilitare il fatto che i consultori possano avvalersi della collaborazione delle Associazioni di volontariato che si impegnano a garantire un sostegno efficace a tutela della genitorialità”.

 

Con i tempi che corrono non sembra paradossale dover difendere i vincoli che pone la stessa legge 194 e cercare di applicarne quelle parti finora rimaste nell’ombra mentre avrebbero dovuto diventare il punto qualificante per una esatta applicazione almeno dell’incipit della legge“lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”.

 

Finora ci hanno risposto solo cinque presidenti di Regione… Attenzione perché la Spagna è vicina…

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COMMENTI
17/07/2010 - Assolutismo spagnolo (Lindo Caprino)

Io penso che con questa nuova legge sull'aborto gli spagnoli abbiano eliminato un bel po' di ipocrisia! In fondo che cosa vuoleva dire finora quel 96 e rotti % di donne che adducevano motivi di salute psichica personale per abortire? Era solamente la foglia di fico, e lo sanno tutti, dietro la quale si nascondeva "ufficialmente" la determinazione egosistica delle donne nel dire NO ad un...rompiscatole. In fin dei conti si è fatta chiarezza!