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IL CASO/ L’aborto made in Spagna può far scuola anche in Italia

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La Spagna ci sorprende ogni giorno per le posizioni che assume: sempre in modo molto chiaro e con grande determinazione. Non è un popolo di chiaro-scuri né tanto meno un popolo in cerca di mediazioni. La sua prerogativa è quella di non lasciare spazio ad ambiguità di sorta: una volta presa una decisione non sono ammessi né distinguo né tentennamenti.

 

Il suo approccio ai problemi non prevede dubbi. Il suo approccio alle sfide non ammette sconfitte. E non stiamo parlando dei mondiali di calcio e della finale che disputerà domenica contro l’Olanda. Per questo forse basterà Villa, il miglior giocatore in campo di questi Mondiali.

 

Stiamo parlando delle sue posizioni in merito a quelle che in Italia siamo abituati a chiamare questioni eticamente sensibili o meglio ancora valori non negoziabili. Archiviato ormai definitivamente l’aggettivo con cui da secoli era qualificata: la cattolicissima Spagna, resta solo un modo per definire le sue posizioni attuali.

 

Non la laicissima Spagna, qualificativo che compete alla Francia per antiva tradizione culturale, ma la laicista Spagna, per quel suo modo arrogante e supponente di accantonare quella ricchezza di valori e di convinzioni che ne hanno fatto una delle Nazioni più impegnate nella evangelizzazione di Paesi di tutta l’America Latina.

 

Finora in Spagna le donne potevano ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza solo in caso di stupro (fino alla 12esima settimana), di malformazione del feto (22esima) o per grave rischio per la salute della madre (senza limite temporale), motivo al quale si appellava, nel 2008, la quasi totalità delle donne (96,69%).

 

In Spagna, come in Italia, l’introduzione della legge sull’aborto inizialmente rispondeva a situazioni altamente drammatiche, come appunto la violenza sessuale da un lato e il cosiddetto aborto terapeutico dall’altro. Anche se vale la pena ricordare che il termine aborto terapeutico è un ossimoro, perché non cura proprio nessuno e si limita a procurare la morte di un soggetto che alla nascita potrebbe presentare delle malformazioni, più o meno gravi.

 

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COMMENTI
17/07/2010 - Assolutismo spagnolo (Lindo Caprino)

Io penso che con questa nuova legge sull'aborto gli spagnoli abbiano eliminato un bel po' di ipocrisia! In fondo che cosa vuoleva dire finora quel 96 e rotti % di donne che adducevano motivi di salute psichica personale per abortire? Era solamente la foglia di fico, e lo sanno tutti, dietro la quale si nascondeva "ufficialmente" la determinazione egosistica delle donne nel dire NO ad un...rompiscatole. In fin dei conti si è fatta chiarezza!