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PERSECUZIONI/ Cervellera: ecco cosa si nasconde dietro i nuovi massacri dei cristiani

Pubblicazione:martedì 10 agosto 2010

Un militante talebano (Foto Ansa) Un militante talebano (Foto Ansa)

Fonti di AsiaNews nel Paese hanno fatto notare che questa volta i talebani non hanno mostrato i “capi di accusa”, le bibbie e magari le mappe segnate con la presenza di guerriglieri islamici. Forse perché non sono mai esistite.

 

Nemmeno la polizia che ha recuperato i corpi ha trovato le famose bibbie in lingua Dari, la prova del “proselitismo” di questi volontari cristiani. Invece i poliziotti hanno notato che oggetti di proprietà degli uccisi sono stati rovistati e derubati, tanto da far supporre che gli autori dell’esecuzione islamica siano solo dei ladri, con vaghi legami coi talebani.

 

Far apparire un furto e l’omicidio come una tappa del jihad può significare che i talebani vogliono mascherare la loro debolezza e il bisogno di nuovi alleati: le regione di Badakhshan, al confine con il Tajikistan, teatro dell’attentato, è una delle poche regioni afghane sottratte da sempre al loro controllo.

 

Ma è anche possibile che la loro lotta sia ormai divenuta più spietata: essi non combattono più solo i militari stranieri, ma tutti gli occidentali tout court. Il punto è che i militari presenti in Afghanistan possono essere criticati per tanti aspetti: dopo anni di guerra non c’è sicurezza; domina la miseria; cresce la corruzione; non vi sono infrastrutture…

 

Ma i volontari erano là per donare il loro servizio alla popolazione afghana, avendo curato milioni di persone dalla possibile cecità. Per questo, la violenza contro di loro è una violenza contro la stessa popolazione afghana. Questo assassinio rende evidente che i fondamentalisti non si curano affatto degli interessi e dei bisogni della gente che pure dicono di voler difendere.



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